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a cura di Giorgio Stilus


Novembre-dicembre 1990. I fondi di caffè? Poco attendibili. La sfera di cristallo? Ormai fuori moda, come del resto maghi e fattucchiere.
E anche sulla capacità previsionale dei centri studi delle merchant bank - a giudicare dalle recenti performance - ci sarebbe molto da ridire. Chi davvero fosse interessato a capire cosa succederà nelle prossime settimane in Italia - non solo nel mondo dell’energia - non avrebbe che da guardare al passato per ottenere il più attendibile dei vaticini.
È sufficiente tornare a una ventina di anni fa
...

Nei giorni a cavallo tra la fine di novembre 1990 e l’inizio di dicembre si celebrava (a Parigi) la guerriglia urbana degli studenti contro la riforma delle università, si invocava l’intervento della Protezione Civile per risolvere l’incubo-rifiuti e per superare il braccio di ferro sulle discariche (a Milano), Roma e Mosca siglavano un trattato di cooperazione di lunghissimo periodo (Italia e Urss, amici per 20 anni Corriere della Sera, 19 novembre). Negli stessi giorni, la pannellificazione delle aree desertiche era suggerita come il rimedio universale a tutti i mali energetici del Pianeta (I deserti, centrali solari del futuro Corriere della Sera, 26 novembre): eh già, risale ad (almeno) 20 anni fa l’equazione - mai realmente dimostrata - secondo la quale basterebbe installare collettori solari su appena il due per cento delle aree desertiche per far fronte all’intera domanda di energia del Pianeta.

La Rai procedeva tra dubbi sui palinsesti... e pali messi di traverso alla libertà d’espressione. Nella fattispecie, alla libertà di un certo Bruno Vespa (Vietata dai vertici Rai intervista del Tg1 a Saddam Sole 24 Ore, 29 dicembre). Anche le disfunzioni della giustizia venivano sparate a sette colonne, invocando una riforma del settore (Quelle toghe fuori dal tempo. Non si vince la nuova criminalità con ritmi produttivi da vecchi gentiluomini di campagna Sole 24 Ore, 7 novembre). A parte dettagli secondari, dunque, nulla di nuovo sotto il sole... di 20 anni fa. Con un ripetersi degli eventi in fotocopia che ha dell’incredibile.

E l’energia? Già, l’energia... La Conferenza sul clima di Ginevra si conclude - ma dai? - con un nulla di fatto. Lapidarie e di straordinaria attualità le parole del delegato cubano Pelegrin Torres, pronunciate in faccia a chi insisteva che, insomma, anche i Paesi in via di sviluppo dovrebbero mettersi la mano sulla coscienza e badare all’aria buona, progettando ritmi di crescita del proprio fabbisogno energetico morigerati e rispettosi dell’ambiente: “Se un contadino del Nord Est del Brasile potesse scegliere fra la sua vita media di 30 anni senza inquinamenti e quella di 70 dei Paesi soffocati dallo smog, sceglierebbe senz’altro la seconda” (Molti vertici ma l’energia non si moltiplica Sole 24 Ore, 7 novembre).
La questione climatica è ancora presa con le molle e probabilmente senza la necessaria convinzione: Inverno-test per l’effetto serra. Se ancora una volta farà meno freddo non potremo imputarlo al caso (Corriere della Sera, 27 novembre). Lo stesso quotidiano si affrettava però a bilanciare la presa di posizione: Venezia, l’acqua alta pare smentire tutto. La scienza - anzi, la pagina Scienza del Corriere della Sera (11 dicembre) - prova ad agitare le acque (marine) proponendo una soluzione balneare: Allevare alghe contro l’effetto serra; questi organismi marini sono i più voraci divoratori di anidride carbonica.

E la politica energetica? Si naviga a vista in un mare in assoluta bonaccia. Giulio Andreotti prova a riaprire al nucleare: “Occorre riconsiderare le demonizzazioni portate avanti nei confronti dell’utilizzo pacifico dell’atomo. Se oggi andiamo a rileggere gli atti delle polemiche parlamentari attorno a questo problema c’è da arrossire collettivamente [...] per la miopia delle decisioni prese" (Andreotti vuole rivedere il Pen Sole 24 Ore, 6 novembre).
L’assenza di una chiara visione prospettica traspare però in maniera inconfutabile. L’Italia fa i conti con Saddam. Al Cnel il rapporto sulla situazione energetica nazionale e mondiale (Sole 24 Ore, 14 novembre); Nucleare, una scommessa persa. L’Italia è l’unico Paese industrializzato a non aver utilizzato centrali atomiche negli ultimi anni (Sole 24 Ore, 15 novembre); Energia, la crisi del Golfo rilancia l’opzione carbone (Sole 24 Ore, 16 novembre); È una stangata energetica. Nel piano di risparmio luce più cara e maggiori imposte (Corriere della Sera, 18 novembre); Prezzi stabili e grandi riserve: l’Enel vuole rilanciare il carbone (Sole 24 Ore, 20 novembre); Torna l’incubo blackout. La lunga siccità ha ridotto il “carburante” alle centrali idroelettriche (Corriere della Sera, 23 novembre); L’emergenza energia oltre Saddam. I problemi e i programmi del nostro Paese per affrontare i prossimi anni e ridurre la dipendenza dall’estero (Sole 24 Ore, 19 dicembre).

Sul tema si era sfogato anche Riccardo Garrone, presidente Erg: L’energia in Italia? Un sistema di tipo albanese (Corriere della Sera, 20 dicembre). “Da venti anni abbiamo un non governo dell’energia. Oppure una gestione partitica per le esigenze del momento”. Cosa aggiungere?

L’oro nero non nuota in buone acque, almeno nel breve periodo. Opec, un mare di greggio e di guai. Il cartello dei produttori non sembra intenzionato a ritoccare le quote in attesa di chiarimenti dal Golfo. E c’è chi teme che il prezzo possa precipitare sotto i 10 dollari al barile (Corriere della Sera, 13 dicembre). Anche se prevale la convinzione che la crisi sia solo passeggera: Il “re petrolio” resisterà alla crisi del Golfo (Sole 24 Ore, 14 novembre).
A dire il vero, anche per l’ambientalismo radicale non tira una buona aria. Così appassiscono i verdi. In Europa è probabile che i temi economici recuperino spazio ai danni di quelli ecologici. La sconfitta in Germania segna una tappa decisiva nella crisi del movimento ambientale (Sole 24 Ore, 4 dicembre). L’ambiente oltre la protesta. È cresciuta la sensibilità per i problemi e maggiore è la disponibilità a soluzioni tecnologiche (Sole 24 Ore, 18 dicembre). Sulla stessa pagina due pregevoli articoli di commento aggiungevano pepe al dibattito: Ma le notizie sono drogate e Il tabù delle centrali.

Alcuni passaggi che meritano di essere richiamati, per la loro attualità: “Quasi tutte le testate giornalistiche, le emittenti radiofoniche e quelle televisive si sono improvvisamente risvegliate in una situazione di spinto ambientalismo, che lascia spesso poco margine a una corretta indagine sulle fonti, al ricorso a serie competenze, alla riflessione critica”. Per alcune modalità di trattamento che vanno dalla scelta della formula narrativa alla testimonianza possibilmente drammatica, dalle individuazioni manichee dei buoni e cattivi alla richiesta del parere, vige il modello della notiziabilità, che induce a selezionare i dati in funzione soprattutto del loro potenziale emotivo”. Negli stessi giorni Enel era in campagna pubblicitaria con il seguente messaggio: C’è una nuova fonte di energia che non costa niente. Il buon senso. Con un pizzico di amara ironia verrebbe da dire che, purtroppo, nel caso della politica energetica italiana trattasi di energia non rinnovabile e già esaurita da un pezzo.

 
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