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La crescita mancata e il Fondo del sovrano Stampa E-mail

di Carlo Andrea Bollino


Ci si affanna, secondo me invano, a cercare la spiegazione della mancata crescita, o comunque della crescita troppo lenta, di Paesi trasformatori come l’Italia o l’Europa, nella bassa produttività o nella insufficiente innovazione.
Non dimentichiamo però che l’Europa, e l’Italia in particolare, è un’area povera di risorse naturali e ricca di talenti industriali, scientifici e imprenditoriali. Come mai, allora, non riusciamo a crescere?


_«Non ci possiamo più
_permettere un drenaggio
_di risorse dalle nostre economie, _oggi, per mantenere il futuro
_dei figli degli altri.
_Sarebbe ora che i nostri
_governanti si occupassero
_ del futuro dei nostri figli.»
In realtà, una spiegazione che coinvolge il problema dell’energia a livello macroeconomico, semplice e diretta, si può trovare nell’accumulo e nella concentrazione - fenomeni sistematici a partire dal 2001-2002 - di ricchezza finanziaria nei cosiddetti Fondi Sovrani, o come li definisce un autorevole Accademico dei Lincei: Fondi del sovrano.
Per spiegare il mio ragionamento, prendo a prestito un’immagine medievale: l’agricoltore coltiva grano che vende al mercato e paga l’acqua per l’irrigazione a caro prezzo al signore di città che è proprietario della sorgente. In un’economia di mercato keynesiana, il fatto che l’esoso signore faccia pagare un prezzo esorbitante per l’acqua all’agricoltore non è rilevante. Con i suoi lauti introiti, la città aumenta la domanda di grano e il sistema economico nel suo complesso cresce sotto lo stimolo continuo della crescita del commercio fra città e campagna. Un giorno però... [...].

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