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Parco elettrico nazionale a corto di competitività Stampa E-mail
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ALBERTO ROTA

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Alberto Rota

Professore a contratto presso il dipartimento Energia del Politecnico di Milano, è consulente scientifico della Regione Lombardia per la
mobilità sostenibile, l’idrogeno e le celle a combustibile, e coordinatore italiano del
progetto europeo Zero Regio. È esperto della Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico e del GSE per la valutazione di programmi di Ricerca
di Sistema per il Settore Elettrico e per le verifiche ispettive di impianti che usufruiscono dei benefici previsti per incentivare le fonti rinnovabili e la cogenerazione.

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di Alberto Rota


Agli inizi degli anni ‘90 l’Enel cominciò a incontrare numerosi problemi nel localizzare e costruire nuove centrali. Proprio questa fu una delle motivazioni per cui venne emanato il provvedimento CIP 6 del 1992. Già da qualche anno il parco elettrico italiano era - probabilmente - sottodimensionato, così che il saldo tra importazioni ed esportazioni di energia elettrica, che nel 1982 era di poco superiore ai 7 TWh, nel 1993 raggiungeva già il significativo livello di 39,423 TWh, pari al 16 per cento dell’energia elettrica richiesta.

La disponibilità di potenza per soddisfare la domanda di punta è rimasta un punto critico per almeno un decennio. Nella calda estate del 2003 fu necessario ricorrere a distacchi programmati, e nello stesso anno le importazioni superarono i 50 TWh. Da alcuni anni il problema del deficit di potenza dovrebbe essere superato; attualmente risultano installati circa 102 GW di potenza efficiente lorda, cui corrispondono indicativamente 94 GW di potenza efficiente netta, con una potenza disponibile di 62 GW e una punta di domanda di 57 GW.

Nonostante la disponibilità di potenza, le importazioni sono rimaste relativamente elevate e, anche se scese a circa 40 TWh nel 2008, sono poi risalite a quasi 45 TWh nel 2009 a fronte di una diminuzione della domanda interna di energia elettrica del 5,4 per cento rispetto all’anno precedente. A questo punto il problema non è sicuramente la carenza di potenza disponibile ma la scarsa competitività del nostro sistema di generazione. [...]

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