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Analisi costi/benefici degli incentivi per rilanciare l’efficienza energetica Stampa E-mail

di Andrea Molocchi, responsabile Studi Amici della Terra


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A CAVALLO

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Fa piacere constatare che nel mondo
dell’energia appaia talvolta una corrispondenza
tra quanto ospitano i giornali e quanto
di concreto si fa. Da tempo, Nuova Energia
ospita interventi degli Amici della Terra dedicati
al tema dell’efficienza energetica e, ultimamente, delle rinnovabili termiche. Cavalli di battaglia,
per questa Associazione, che ora trovano adeguata rappresentanza dopo l’approvazione
nello schema di decreto legislativo sul
recepimento della Direttiva europea 28/2009.
Come rivista ne siamo felici, gli Amici
(certamente) ancor di più.

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Come noto, le misure di efficienza energetica sono molto convenienti per i consumatori di energia in quanto - a fronte dell’investimento iniziale - i risparmi sulle bollette delle varie forme di energia consentono in un periodo più o meno lungo il recupero dell’investimento iniziale arrecando in molti casi un beneficio economico per l’utente simile a quello di un vitalizio. Questo fondamentale driver economico è alla base del tasso storico, e per così dire naturale, di miglioramento dell’efficienza energetica che, come dimostrano i dati a consuntivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha caratterizzato buona parte delle economie globali negli ultimi quarant’anni. [...]

Le misure di efficienza energetica presentano non solo benefici di tipo privatistico (ritorno sull’investimento attraverso il risparmio energetico), ma anche benefici per la collettività, cioè non limitati ai consumatori ma estesi alle famiglie, alle imprese e allo Stato. Benefici che è tecnicamente possibile, e politicamente necessario, iniziare a valutare mediante le metodologie di analisi dei costi e dei benefici sociali.
Gli investimenti in efficienza energetica riducono i costi delle imprese, liberando risorse per incrementare il valore aggiunto (maggiori retribuzioni, investimenti e innovazione). I risparmi energetici delle famiglie liberano risorse per maggiori consumi (che devono essere indirizzati verso stili più sostenibili), con conseguente occupazione e gettito fiscale. [...]

È evidente che ci troviamo di fronte a valutazioni di opportunità di grande spessore, ma si prefigura il grosso scoglio del costo di incentivazione dell’efficienza energetica che graverebbe sulle casse dello Stato, stimato da Confindustria pari a circa 24 miliardi di euro nel periodo 2010-2020: in realtà, sempre in base alle stime di Confindustria, gli oneri statali di incentivazione associati al rilancio degli investimenti in efficienza energetica nel prossimo decennio sono recuperabili per due terzi circa, attraverso il maggior gettito netto derivante dallo sviluppo dell’indotto industriale, con un aggravio finale netto per il bilancio pubblico di circa 8 miliardi, cioè meno di un miliardo l’anno.

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