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Che cosa c'è dentro un pieno di kWh Stampa E-mail

di Marta Sacchi


La ruota della mobilità sostenibile continua a girare. Anche se - a ben vedere - per ora nessuno ha ancora azzeccato il terno al lotto. Fino a poco tempo fa l’idrogeno sembrava avere i numeri giusti per sfondare: si parlava delle auto ad H2 come di una concreta possibilità e di una civiltà dell’idrogeno capace di farsi strada a gran velocità nel giro di pochi anni. Poi, più nulla (o quasi). Anche le fuel cell (alimentate con combustibili di varia natura) hanno provato a salire a bordo dei mezzi di trasporto, ma al di fuori dei centri di ricerca - almeno per ora - hanno fatto poca strada. In questi ultimi mesi si assiste ad un ritorno di fiamma nei confronti dell’auto elettrica. Che sia la volta buona?
I vantaggi di un pieno di kWh sono noti (sia pure non sempre adeguatamente ponderati): minori emissioni, costi più contenuti del carburante, riduzione della dipendenza energetica dall’estero... Ma ci sono anche alcune criticità che occorre focalizzare fin da subito, per evitare brusche frenate una volta messa in moto la macchina. Nuova Energia ha chiesto ad Alessandro Clerici (ABB e presidente onorario FAST) un parere al riguardo.

Oggi, in Italia, il costo chilometrico dell’alimentazione elettrica può essere considerato pari a circa un terzo rispetto a quello di benzina e gasolio. Ma sarà sempre così conveniente?
Come noto, i carburanti derivati dai combustibili fossili sono caricati di una componente fiscale che incide per oltre il 50 per cento del loro prezzo finale. In base ai dati dell’Unione Petrolifera, ad agosto il prezzo alla pompa della benzina poteva così essere ripartito: 42 per cento costo industriale e 58 per cento tasse e accise. Per il gasolio si aveva, rispettivamente, 48 e 52 per cento. In assenza di imposizioni fiscali, entrambi i carburanti costerebbero al cliente finale circa 60 centesimi al litro. Questa situazione è comune a tutta Europa, in misura più o meno elevata, e il caso italiano non deve quindi scandalizzarci.
Ma resta una domanda di fondo: se davvero il mercato dell’auto elettrica dovesse decollare, il ministero dell’Economia dovrà studiare una tassa sulla ricarica delle vetture a batteria per compensare i mancati introiti derivanti dalla minor vendita di gasolio e benzina? E come sarà calcolata e applicata questa imposizione? Nelle fasi iniziali del mercato potrebbe trattarsi di cifre tutto sommato contenute. Nell’ipotesi ottimistica di una penetrazione del veicolo elettrico pari al 5-10 per cento entro la fine del 2020, la perdita per l’erario italiano dovuta alla minore tassazione sui carburanti sarebbe contenuta tra 1 e 2 miliardi di euro. Ma se i volumi dovessero crescere... [...]

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