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LA POSTA DI NUOVA ENERGIA Stampa E-mail
   
.......... Un appello per l'interdizione all'estrazione di petrolio
dai fondi degli Oceani
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Da anni si versano giornalmente più o meno elevate quantità di petrolio negli oceani,
in conseguenza dell’estrazione in mare aperto, durante il normale servizio o a seguito
di incidenti che non sono registrati, non essendo spettacolari. Queste fughe non sono tutte
visibili, in quanto il petrolio pesante rimane sul fondo degli oceani ed è il più dannoso
per la flora e la fauna.

Le conseguenze degli incidenti più gravi sono imprevedibili. Non si sa quanti decenni
ci vorranno per il recupero ecologico del Golfo del Messico, dopo la catastrofe del 20 aprile.
Attualmente, migliaia di piattaforme offshore sono in opera, e le compagnie petrolifere
continuano a trivellare nelle profondità che fino a poco tempo fa erano considerate
inaccessibili. Trivellazioni ad alcuni chilometri di profondità al largo delle coste dei cinque
continenti. Il buio e la non conoscenza della morfologia del fondo degli oceani impediscono
di applicare misure di sicurezza sufficienti.

Circa il 10 per cento di tutto il petrolio consumato oggi dall’uomo proviene da perforazioni
di profondità oltre i 500 metri. Davanti a questa situazione, un’interdizione dell’estrazione
dei giacimenti di petrolio oltre i 500 metri sarebbe imperativa. Le ripercussioni di una rinuncia
del 10 per cento del petrolio sono accettabili. Sarebbe solo accelerata la già iniziata marcia
pluriennale di distacco dal petrolio, e - quindi - il rincaro dell’energia tout court.

Rincaro del petrolio. È previsto in ogni caso per il futuro ed è sempre accompagnato
dalla riduzione dei consumi.
Utilizzo del gas. Le riserve sono superiori a quelle del petrolio e la sua combustione emette meno gas a effetto serra rispetto agli altri combustibili fossili.
Aumento dell’uso delle rinnovabili. La quantità di energia solare mandata sulla
Terra è circa 10 mila volte superiore al consumo di energia dell’uomo. L’energia solare
può essere utilizzata sotto diverse forme: fotovoltaico, termico, vento, biomassa.
Ricerca delle nuove tecnologie. Per esempio, quella del carbone pulito, cioè
l’estrazione dell’anidride carbonica dai gas di combustione delle centrali a carbone
e il suo confinamento sotto terra.
Utilizzo del nucleare sia attuale (le riserve d’uranio sono sufficienti per circa 60 anni,
quelle del torio sono circa tre volte superiori a quelle dell’uranio) sia quello della futura
quarta generazione, per esempio attraverso i surgeneratori che riciclano le proprie scorie
nucleari e quelle dei reattori esistenti.

In sintesi, abbiamo a nostra disposizione tante e diverse forme di energia, ampiamente
sufficienti per soddisfare il fabbisogno dell’umanità del futuro.
Le conseguenze dell’emancipazione dal petrolio sarebbero più facilmente supportabili oggi,
che non domani quando tutte le strettoie energetiche diventeranno sempre più acute.
L’equazione è chiara. Anziché inquinare i mari per fornire all’uomo solo circa il 10 per cento
di tutto il petrolio consumato, occorrerebbe rinunciare a questa energia che può essere
fornita da altre fonti. È ovvio che una interdizione dell’estrazione del petrolio dai fondali
degli oceani rappresenterebbe un’infrazione all’economia mondiale tale che la sua
accelerazione paro oggi quasi da escludere. Ciononostante, la proposta deve essere fatta
comunque, perché non è escluso che dopo un altro grave incidente come quello del Golfo
del Messico l’interdizione non possa diventare obbligatoria
.

Joachim Gretz..........

Già responsabile della ricerca Energia e ambiente nel Centro comune di ricerca della CE (Ispra)
Vice presidente dell’Associazione dell’idrogeno di Amburgo
Membro del Comitato scientifico dell’Associazione europea Rotary per l’ambiente

 
     
 
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