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PAUSA-ENERGIA
 
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a cura di Giorgio Stilus


Autunno 1990. Certe ricette della cucina italiana non passano mai di moda... È questo il caso delle proposte di politica energetica, che già sul finire del 1990 andavano per la maggiore e ancora oggi spopolano alle tavole (rotonde) sul tema.
Per un’Italia meno vulnerabile occorre dare più spazio all’efficienza e alle rinnovabili, ridurre nel contempo il fabbisogno di idrocarburi, rilanciare il nucleare, trovare una soluzione al fenomeno della sindrome Nimby e tenere gli occhi ben aperti sulle speculazioni finanziarie, soprattutto nel settore oil. Qualcosa di straordinariamente moderno, per allora; come se negli anni Cinquanta qualcuno avesse cominciato a parlare di cucina molecolare. Oggi, qualcosa di decisamente indigesto e in grado di lasciare tanto amaro in bocca, considerando come buona parte di quei propositi sia stato poi congelato e rimandato al ventunesimo secolo.

L’aumento repentino delle quotazioni del petrolio scuote il torpore generale e la stampa reagisce di conseguenza. Prima timida e quasi supponente; poi - nel giro di pochi giorni - al limite del panico energetico. L’oil shock non spaventa i Paesi industrializzati. Risparmio energetico e fonti diversificate terapie per l’effetto Iraq (Sole 24 Ore, 7 settembre); Sui consumi di energia i tagli di Battaglia (Sole 24 Ore, 12 settembre); Energia, l’ultimatum di Battaglia: mi dimetterò se non passa il piano di emergenza sui consumi (Corriere della Sera, 4 ottobre); Battaglia prepara gli interventi di emergenza. L’obiettivo è ridurre i consumi e utilizzare le scorte (Sole 24 Ore, 6 ottobre); Più imposte sull’energia per contenere i consumi. Al Consiglio di Gabinetto il piano di emergenza dell’Industria (Sole 24 Ore, 17 ottobre); Un aumento della bolletta elettrica nel piano di risparmio energetico (Sole 24 Ore, 21 ottobre); Energia: risparmio forzoso. Le nuove centrali non saranno pronte prima di cinque anni e copriranno soltanto in parte il fabbisogno (Sole 24 Ore, 22 ottobre).

Anche l’Europa si muove nella stessa direzione: La Comunità ha un piano per il risparmio energetico (Sole 24 Ore, 5 ottobre). Una piccola digressione nel presente, a questo punto. In una delle fasi più accese della crisi - che il 20 settembre spingeva il Corriere della Sera ad aprire con un articolo dal titolo Sul mondo la tassa del Golfo. L’Italia rischia più di tutti - la benzina era arrivata a costare 1.575 lire. Il Corriere della Sera ne costava 1.200. Quindi, il rapporto tra combustibile e quotidiano era pari a 1,31. A metà ottobre 2010 la benzina costava 1,39 euro e il Corriere della Sera 1 euro e 20 centesimi. Il rapporto è dunque pari a 1,16. Se, tuttavia, si considera la maggior parte dei giornali che ancora costano un euro, ecco che si ricava un valore paria a 1,39. Addirittura superiore! Eppure nessuno grida più allo scandalo...

Magra consolazione (per l’Italia): al di là del Muro oltre al danno c’è stato anche spazio per la beffa. Il caro petrolio sbanca le nuove democrazie. L’Est è in ginocchio perché non ha più il greggio sovietico e quello arabo costa troppo (Corriere della Sera, 29 settembre); Beffa del petrolio per Mosca: ora che vale non riesce a estrarlo (Corriere della Sera, 4 ottobre). Almeno su questo fronte qualcosina è cambiato da quel lontano 1990, al di là degli Urali.
Tornano di moda anche i consigli fai da te per una possibile drastica riduzione dei consumi in ambito domestico. Energia, un risparmio fatto in casa. Gas, luce, riscaldamento: così la bolletta diventa più leggera (Corriere della Sera, 13 ottobre) Tagliare, tagliare, tagliare. In attesa delle vecchie rinnovabili. Tutte le speranze, infatti, sono riposte nell’idroelettrico e nel geotermico, mentre a solare ed eolico si concede solo la possibilità di un piccolo passo (Il Golfo costringe a riaprire la via all’energia alternativa, Sole 24 Ore, 5 settembre).

Il tutto, in attesa di un ritorno in scena dell’atomo. Il presidente del Consiglio riparla di nucleare (Sole 24 Ore, 16 settembre); Il nucleare senza tabù (articolo di fondo del Corriere della Sera, 19 settembre); Al nucleare sicuro mancano solo due anni (Sole 24 Ore, 12 ottobre). L’articolo, pubblicato in prima pagina, spiegava che “nel giro dei prossimi due o tre anni si potrà finalmente passare a una vera e propria progettazione di massima per verificare la possibilità concreta di reattori a sicurezza passiva”. E, ancora, Energia, l’emergenza Golfo riapre il capitolo nucleare (Sole 24 Ore, 20 ottobre).
Dal mondo, intanto, arrivano segnali contrastanti. Gli svizzeri per una pausa del nucleare. Sì a una moratoria di dieci anni (Corriere della Sera, 24 settembre); La Svezia si pente: nucleare sì grazie (Corriere della Sera, 21 settembre).

Del petrolio si è già detto molto tra le righe precedenti.. Colpisce, in un rapido esame della rassegna stampa di venti anni or sono, notare, tuttavia, come il vero allarme rosso sia durato lo spazio di poche settimane. Petrolio da shock (Sole 24 Ore, 4 settembre); Petrolio, un barile a peso d’oro. Ormai le quotazioni sono quasi raddoppiate rispetto ai livelli precedenti l’invasione del Kuwait (Corriere della Sera, 19 settembre); Cresce l’ottimismo per il petrolio. L’aumento dell’offerta dopo la crisi di agosto-settembre rende favorevoli le prospettive del mercato e dei prezzi (Sole 24 Ore, 19 ottobre).
E c’è anche chi comincia a nutrire il dubbio che tutta, proprio tutta, la colpa dei repentini aumenti non sia poi da attribuire al solo Saddam Hussein. Lo yuppie manovra il petrolio di carta. La finanza controlla gli scambi mondiali di greggio (Corriere della Sera, 26 settembre). Toh, chi si vede, la speculazione!

Un male che - allora –-sembrava voler contagiare anche l’immacolato paesaggio dei Paesi nordici, accusati di un’opposizione a dir poco tiepida nei confronti del problema delle emissioni, solo per biechi secondi fini. Effetto serra, un buon affare. Dietro l’emergenza clima un conflitto di interessi economici. I Paesi freddi sperano di ottenere benefici dall’aumento della temperatura (Corriere della Sera, 25 ottobre). Grazie alla CO2 coltiveremo i pomodori a Helsinki...
A contendere il premio bufala a questa notizia, ironia della sorte, un altro lancio sempre di tema energetico e sempre localizzato in quella zona del mappamondo: Islanda, centrale elettrica d’Europa grazie alle sue risorse geotermiche sotterranee e alle immense risorse idriche (Corriere della Sera, 18 settembre). Più o meno quello che oggi si dice della sponda mediterranea, e di solare ed eolico.
Un ultimo accenno alla Sindrome Nimby. Non ancora universalmente identificata con il moderno acronimo ma - purtroppo - già allora più che mai vitale. Enel: dopo gli attentati rischi di blackout al Nord (Sole 24 Ore, 12 settembre): “Proprio al termine di un lunghissimo viaggio (autorizzativo n.d.r.) molto spesso si accendono le guerre degli ecologisti locali e di quanti con motivazioni le più disparate, si oppongono alla realizzazione sul loro territorio delle nuove centrali”. E perché meravigliarsi? Dopotutto siamo in quella che il Corriere della Sera del 20 settembre definiva l’Italia dello scaricabarile, dove la colpa è sempre del vicino e il nostro giardino deve essere protetto a tutti i costi. Tanto, a pagare, è la collettività. Anche attraverso la bolletta più costosa d’Europa.

 
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