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Energia e povertà, progetti ricchi di ottimismo Stampa E-mail
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di Ugo Farinelli



Vi sono questioni che, pur essendo sempre presenti, hanno andamenti ciclici nell’attenzione non solo del grande pubblico ma anche degli addetti ai lavori. La cosiddetta povertà energetica è una di queste, e in questo momento appare essere soggetta a un massimo di attenzione. [...]
Perché l’attuale rinascita di interesse per la povertà energetica? Io credo che una parte della spiegazione stia nel fatto che per la maggior parte della popolazione mondiale il problema dell’energia è in via di soluzione, ma che ci si sta rendendo conto che questa soluzione lascia indietro una fetta consistente di popolazione più povera, destinata a un sempre maggiore divario rispetto al resto del mondo. [...]

Vi è però una buona notizia, che non sempre viene messa nel giusto risalto. È stato mostrato da una serie di studi sul campo che oggi i poveri pagano per la loro energia più che non i ricchi. Una candela costa molto di più che non l’elettricità che sostituisce; anche una lampada a kerosene. In varie regioni dell’Africa è stato rilevato che molti abitanti delle zone rurali dove non arriva l’elettricità usano una batteria da automobile per alimentare una lampadina e una radio, e quando si scarica la portano a piedi a un villaggio vicino, dove c’è un generatore elettrico (tipicamente un gruppo diesel) e c’è chi fa il servizio di ricaricare le batterie, facendosi pagare un prezzo relativamente elevato. [...]

Buona notizia, dicevamo, ovviamente non perché sottolinea le condizioni di povertà e di privazione di una parte considerevole della popolazione mondiale, ma perché indica che la soluzione può non essere complessivamente molto onerosa per la collettività, visto che in molti casi consiste nel sostituire sistemi tradizionali arretrati con tecnologie moderne che costano di meno, e che quindi si ripagano rapidamente, e indicano che già oggi molti abitanti (specie delle aree rurali) pagano prezzi esorbitanti per energia che potrebbero avere a costi inferiori.
Naturalmente questo richiede una organizzazione diversa, una accessibilità al credito per tutte le soluzioni che richiedono un investimento iniziale (e il recente sviluppo del microcredito nei Paesi più poveri è un elemento di grande importanza), una azione di informazione capillare e la realizzazione di servizi appropriati; ma anche in termini monetari si tratta spesso di reindirizzare dei flussi finanziari che sono già operanti, piuttosto che non dover inventare delle nuove fonti di finanziamento. [...]

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