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Fonti rinnovabili: a che punto siamo? Stampa E-mail

di di Massimo Protti, presidente del Consorzio Assoutility e Tavolo della Domanda di Energia Confindustria


Il 2010 è stato un anno molto intenso per le fonti rinnovabili che, se da un lato registrano grandi successi, dall’altro vivono continue decelerazioni e cambi di rotta. A fine luglio il ministero dello Sviluppo economico ha inviato a Bruxelles il Piano nazionale d’azione sulle fonti rinnovabili che definisce e ripartisce l’obiettivo nazionale del 17 per cento per settore (elettrico, termico e trasporti) e fonte. Si tratta di numeri ambiziosi che ci vedranno impegnati nel prossimo decennio in investimenti che necessitano di una politica di supporto chiara e stabile.
Questi ultimi anni hanno visto un grande successo del fotovoltaico, spinto da un incentivo generoso ma che ha saputo dare soprattutto certezze agli investitori, tanto da permettere il raddoppio (secondo le stime del GSE al 31/12/2010) dell’obiettivo di 1.200 MW che si era posto lo stesso Conto Energia. Con il fotovoltaico, indipendentemente dalle considerazioni che abbiamo sempre avanzato sui costi per il sistema, dobbiamo registrare soprattutto la positiva stabilità della normativa e la crescita di una filiera di supporto all’investitore che ha permesso di raggiungere tali risultati.
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Chi vuole investire oggi nel fotovoltaico trova istituti di credito preparati e pronti a finanziare l’operazione, amministrazioni locali già organizzate, una sostanziale accettazione da parte delle comunità locali, una vasta offerta di EPC contractor e di pannelli. Una serie di vantaggi indiretti, quindi, che spingono l’investitore a rivolgersi a questa fonte piuttosto che impegnarsi in progetti costosi e rischiosi come quelli in molte altre fonti rinnovabili. Certo, anche il fotovoltaico ha vissuto qualche momento di criticità con l’impugnazione al Tar di alcune delle normative regionali più permissive (come il caso Puglia) che hanno tenuto gli operatori in stand-by per alcuni mesi fino all’uscita dei recenti provvedimenti salva-DIA, che quanto meno sanano alcune operazioni già intraprese. Ma è nulla rispetto ai percorsi ad ostacoli a cui sono destinate le altre fonti.
L’eolico e l’idroelettrico sono soggette a enormi rischi, a costi di sviluppo elevatissimi e a continue norme che minano anche i diritti acquisiti e l’operatività stessa degli impianti. Per non parlare delle autorizzazioni, che restano in mano a molteplici soggetti che spesso per sola ignoranza bloccano un iter autorizzativo a priori senza motivazioni oggettive. Solo per citare i casi più eclatanti:

Il completo blocco delle autorizzazioni eoliche dovute ai gravi casi di corruzione oggetto delle indagini della magistratura che hanno fermato tutte o quasi le nuove iniziative. Un problema, quello delle speculazioni sulle autorizzazioni, già da tempo sollevato dagli operatori e dal sistema confindustriale, a cui ancora non si è data risposta nonostante la pubblicazione delle Linee guida nazionali, lo scorso 18 settembre dopo circa 7 anni di attesa. Manca ancora la definizione di un burden sharing regionale - cosa che attendiamo da circa un anno - che si spera responsabilizzi gli enti locali sugli impegni assunti e ci auguriamo che presto venga recepita la possibilità per gli impianti sotto il MW di poter usufruire della sola DIA che semplifica ulteriormente l’iter autorizzativo, come previsto dalla normativa comunitaria.
La riforma dei Certificati Verdi a partire dall’inaspettato articolo 45, un provvedimento giunto come un fulmine a ciel sereno e volto a penalizzare il settore in virtù di un risparmio sul bilancio dello Stato inesistente. Questione che ha tenuto col fiato sospeso tutti gli operatori fino alla sospensione dell’iniziativa, che prevedeva di annullare l’obbligo del GSE di ritiro dei Certificati in scadenza.
Ultima in ordine di tempo, arriva l’incertezza sulla cumulabilità tra i Certificati Verdi e la tariffa omnicomprensiva con altre agevolazioni fiscali, quali la Tremonti Ter, con conseguente restituzione dei benefici goduti.

In questo clima di totale incertezza, con norme che mutano di mese in mese, chi vuole investire diventa vulnerabile ai molteplici rischi e ovviamente trova la perplessità degli istituti di credito - che dovrebbero supportarlo nell’investimento - i quali non sono così propensi ad esporsi a loro volta ai rischi di un business plan in continua evoluzione.
Noi siamo certi che questa situazione contribuisce a rendere poco sostenibili queste fonti e di conseguenza a tenere il livello degli incentivi diretti sostenuto. Inoltre, questo porta inevitabilmente allo sviluppo di fonti meno sostenibili per il sistema, ma più semplici da realizzare come il fotovoltaico.
Ci auguriamo che in questi mesi, con il recepimento della direttiva comunitaria 2009/28/CE, si possano sanare queste criticità e si arrivi a meccanismi di incentivazione più efficaci e sostenibili per il sistema, che accompagnino le fonti rinnovabili al raggiungimento degli obiettivi posti dal PAN. A tal proposito, passare ad una feed-in tariff anche per gli impianti sopra 1 MW, con livelli di incentivo che supportano l’investimento permettendone il ritorno e garantendo nel tempo ricavi certi, cosa che avviene in molti altri Stati europei, potrebbe essere una delle soluzioni per dare stabilità agli operatori.
Molti sono gli studi che si stanno portando avanti in queste settimane per arrivare ad una proposta di revisione del mercato dei Certificati Verdi che sani l’attuale situazione di surplus di offerta; anche noi lavoreremo con Confindustria su questo tavolo, con l’obiettivo di permettere una crescita del mercato economicamente sostenibile per i consumatori.

 
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