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Starace: “In prima fila con il nostro mix di rinnovabili” Stampa E-mail

di Davide Canevari


Francesco Starace, amministratore delegato di Enel Green PowerUno sviluppo a tutto campo; in termini di tecnologie coinvolte, aree interessate, strumenti di incentivo adottati. È ciò di cui stanno beneficiando le rinnovabili su scala mondiale. Con l’Italia in grado di giocare un ruolo da protagonista assoluto, anche sui mercati esteri.
Sorpresa? Forse per alcuni. Non per il
mercato che - proprio in questi giorni - ha confermato il proprio interesse per un player di caratura internazionale quale Enel Green Power.
Nuova Energia ha incontrato il suo amministratore delegato, Francesco Starace, per fare il punto della situazione sul presente (e l’immediato futuro) delle fonti verdi in un contesto in costante evoluzione.



A livello mondiale, quali sono le aree più promettenti per un concreto sviluppo delle rinnovabili a breve e medio periodo?
Le fonti rinnovabili hanno vissuto negli ultimi anni una crescita senza precedenti grazie all’avanzamento tecnologico, alla crescente preoccupazione per il cambiamento climatico e alla necessità di aumentare la sicurezza e la stabilità energetica, nonché al forte sostegno politico presente in tanti Paesi. A fare da traino, sino a pochi anni fa, è stata soprattutto l’Europa, ma ormai lo sviluppo si distribuisce in maniera diffusa in tutti i continenti, nelle Americhe, in Asia, e perfino in Africa e Oceania e su tutte le tecnologie, a dimostrazione della disponibilità di risorse rinnovabili molto articolata e diffusa in tutto il mondo.

Nonostante lo spettro della crisi...
È vero, le previsioni di crescita a livello mondiale rimangono enormi. Le stime più prudenti dell’Agenzia internazionale dell’energia prevedono l’installazione di nuovi impianti per 600 mila MW entro il 2020, mentre - in uno scenario più ottimistico - le stesse stime prevedono fino a 1.800.000 nuovi MW. Si tratta di una crescita notevolissima in entrambi i casi, a partire da una capacità rinnovabile attualmente installata nel mondo che, alla fine del 2009, era di 1.230 GW.
A questo processo di crescita partecipa anche l’Italia dove alcune fonti in particolare, come il fotovoltaico (più di 700 MW di nuova capacità installata nel 2009) e l’eolico (l’Italia è il terzo Paese in Europa nel 2009, per nuova potenza installata - 1.113 MW - e per potenza cumulata - 4.850 MW), hanno raggiunto sviluppi significativi. Gli operatori sono attivi, i progetti di investimento di grandi e piccole imprese si moltiplicano e crescono le speranze di costruire una vera e propria filiera industriale delle rinnovabili anche nel nostro Paese.

«Sono fermamente
convinto che l’unica
via di reale sviluppo
per il settore passi
per la ricerca della competitività nei costi»

A dare impulso a questi processi di crescita hanno certamente contribuito anche i pacchetti di stimolo dell’economia messi in campo dai principali Paesi. Teme un possibile contraccolpo dalla graduale uscita di scena di questi incentivi?
Sono fermamente convinto che l’unica via di reale sviluppo per il settore passi per la ricerca della competitività nei costi. Ne abbiamo fatto uno dei principi fondanti di Enel Green Power.
La nostra produzione è già oggi indipendente da incentivi per circa il 70 per cento, distribuita com’è su oltre 600 impianti in 16 Paesi e cinque tecnologie. Scegliamo e investiamo sempre sui progetti più competitivi su base geografica e tecnologica e contiamo di quasi raddoppiare la nostra capacità installata entro il 2014, a fronte di oltre 5 miliardi di investimenti. Ritengo quindi che, a fronte del continuo miglioramento tecnologico e della conseguente diminuzione dei prezzi, sia inevitabile la progressiva riduzione degli incentivi, che dovranno servire ad accompagnare a maturità il settore. Non vedo quindi elementi negativi per lo sviluppo del settore, che anzi beneficerà di una certa pulizia di progetti poco o affatto validi dal punto di vista industriale.

Come valuta l’attuale quadro di incentivi allo sviluppo delle rinnovabili in Italia? Esistono dei modelli adottati in altri Paesi che ritiene più efficaci?
Gli incentivi alle rinnovabili hanno assunto nei diversi Paesi molte forme distinte: premi sull’energia prodotta tipicamente in Europa, incentivi di tipo fiscale negli Stati Uniti o al settore industriale di riferimento come in alcuni Paesi dell’Asia. L’Italia ha attuato esempi di forme di incentivazione già utilizzate da altre nazioni in precedenza e sinora ha seguito una traiettoria logica ben inserita in ambito europeo.

Si parla spesso di grid parity. Quali tecnologie e quali aree del Pianeta potrebbero per prime raggiungere questo traguardo?
Già oggi idroelettrico e geotermia possono essere considerate fonti mature, con costi di produzione certamente legati alla disponibilità della risorsa, ma comparabili al costo di produzione da fonti tradizionali. L’eolico si sta avvicinando a questa situazione di equilibrio, mentre il solare si articola su parecchi fronti di sviluppo tecnologico che stanno progressivamente arrivando alla maturità, beneficiando di un impiego sempre più esteso su scala industriale, con costi decrescenti - come già avvenuto nell’elettronica di largo consumo - grazie alle economie di scala derivanti da una domanda in crescita e dalle attività di ricerca e sviluppo.

E proprio in quest’ultimo campo, Enel sembra impegnata in prima persona.
Stiamo investendo al fine di arrivare nel breve-medio periodo a una situazione di sostenibilità e autonomia economica di tutte queste fonti: nei nostri laboratori di Catania si stanno testando concentratori fotovoltaici di nuova generazione con tecnologia Sharp e studiando l’efficacia di materiali alternativi al silicio per aumentare il rendimento dei pannelli fotovoltaici e ridurne i costi. Insomma, nel solare fotovoltaico sta accadendo quello che è successo con il cellulare: negli anni Novanta se lo potevano permettere in pochi, oggi non è più così.

«Il nostro piano
industriale poggia su una consistente pipeline
di progetti differenziati per regione e tecnologia,
e pronti a trasformarsi in impianti da connettere alla rete in Europa, Stati Uniti e America Latina»


Enel Green Power è sicuramente uno dei player di livello mondiale nel proprio settore di riferimento. Come avete raggiunto e consolidato questa posizione? Quali sono i numeri più significativi della vostra presenza all’estero?
La forza di Enel Green Power si basa su una solida posizione di partenza, fondata su un mix di asset produttivi che garantiscono flussi di cassa sicuri e robusti. Il futuro è in funzione di un’altrettanto solida strategia di crescita che tiene conto della peculiare modalità di espansione delle energie rinnovabili: come osservato in precedenza, le energie rinnovabili crescono in tutte le tecnologie e in tutte le aree del mondo.
Il nostro piano industriale poggia su una consistente pipeline di progetti differenziati per regione e tecnologia e pronti a trasformarsi in impianti da connettere alla rete in Europa, Stati Uniti e America Latina. Su queste direttrici si delinea l’attività di Enel Green Power, che utilizza il patrimonio di conoscenza in tutte le tecnologie di cui dispone, unendolo alla grande diversificazione geografica, cogliendo al meglio tutte le migliori opportunità di sviluppo nel grande mondo delle energie rinnovabili. Anche nelle ultime settimane abbiamo incontrato un forte interesse degli investitori per il settore delle rinnovabili e per Enel Green Power e siamo sicuri che questo processo di valorizzazione avrà un esito positivo e porterà ulteriori opportunità.

Almeno a livello di mass media, quando si parla di rinnovabili eolico e fotovoltaico sembrano riscuotere l’assoluta maggioranza dei consensi. Biomasse, mini-hydro e geotermico sono destinati solo a un ruolo marginale?
Assolutamente no. Per quanto ci riguarda puntiamo allo sviluppo di tutte queste fonti, laddove ci sia disponibilità di risorsa. In particolare, per le biomasse crediamo nello sviluppo della cosiddetta filiera corta che comporta ricadute positive in termini anche occupazionali per il territorio che ospita gli impianti, con evidenti benefici ambientali. Sul fronte della geotermia stiamo lavorando molto per sviluppare la bassa entalpia, che consente di sfruttare il calore della Terra a temperature inferiori ai 150 gradi, portando contestualmente avanti un progetto per integrare queste risorse geotermiche a bassa temperatura con altre fonti rinnovabili, in particolare il solare.
L’Italia ed Enel Green Power, vantando un’esperienza ormai più che centenaria nel settore della geotermia, svolgono un indiscusso ruolo guida a livello internazionale. In Toscana gestiamo uno dei più grandi complessi geotermici del mondo, con trentadue impianti per oltre 700 MW e contiamo di mettere in esercizio altri 100 MW circa entro i prossimi anni.
Di tutto rispetto anche la crescita oltreoceano di questa fonte: negli Stati Uniti, nel 2009, la capacità totale degli impianti geotermici è aumentata di 176 MW. Una parte consistente di questo aumento è dovuta ai nostri due impianti nel Nevada, per un totale di 65 MW. Per la loro tecnologia innovativa, Still Water e Salt Wells si sono aggiudicate oltre 60 milioni di dollari di incentivi dal programma di stimulus di Obama. Contiamo di crescere ancora anche qui con progetti nello Utah e in California, mentre stiamo esplorando nuove risorse in Cile.

«Enel.si rappresenta un’ulteriore applicazione della nostra strategia
di differenziazione
e copertura di tutti
i diversi segmenti
di interesse»

Attualmente il portafoglio di Enel Green Power sembra privilegiare le fonti eolica e idroelettrica. E per i prossimi anni?

Al momento, la pipeline di potenziali progetti per circa 30.000 MW di Enel Green Power supporta una crescita concentrata nel campo eolico e solare, con interessanti opportunità anche nelle altre tecnologie quali accennavo prima, l’idroelettrico, la geotermia e le biomasse.
La nostra produzione da fonti rinnovabili è passata da 17 miliardi di kWh nel 2008 a quasi 21 miliardi di kWh nel 2009, ponendoci ai primi posti della classifica mondiale, grazie a un mix di tecnologie ben bilanciato, con una produzione e un margine per megawatt largamente superiore alla media del settore. Contiamo attualmente su circa 5.800 MW di capacità installata in Europa, negli Stati Uniti e in America Latina.

È recente l’annuncio dell’avvio della costruzione di una fabbrica per la realizzazione di pannelli fotovoltaici, in joint venture con Sharp e STMicroelectronics. Perché questa scelta strategica?
Vogliamo coprire tutta la filiera industriale e abbiamo scelto di farlo con partner del calibro di Sharp e ST, leader nel loro settore di appartenenza. I lavori per quella che sarà la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia e con buona probabilità in Europa, sono già partiti. Abbiamo chiuso l’accordo di project financing con le banche ed è arrivato anche il contributo del CIPE. La fabbrica sarà costruita a Catania e, entro la fine del 2011, produrrà pannelli a film sottile a tripla giunzione destinati a soddisfare la domanda dei più promettenti mercati del solare della regione EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa).
Rispetto ai normali pannelli fotovoltaici al silicio, sono in grado di mantenere un livello elevato di efficienza energetica nella conversione anche in climi molto caldi e sono anche meno esposti alle variazioni del prezzo del silicio grezzo, dato il minore utilizzo del minerale. È nostra intenzione sviluppare anche tecnologie di avanguardia, come ad esempio il solare termodinamico, che già ci vede presenti con l’impianto dimostrativo Archimede in funzione da quest’estate in Sicilia, portandole nel minor tempo possibile ad una maturità tecnologica e alla competitività rispetto alle fonti più consolidate.

Nel Mediterraneo africano non siete ancora protagonisti; eppure sono molti i progetti (futuribili) per fare di quest’area una miniera di kWh verdi per l’intera Europa. In particolare, Desertec vi vede tra i soci fondatori. Con quali concrete aspettative?
Siamo entrati in Desertec con un preciso obiettivo, cioè quello di realizzare impianti rinnovabili - particolarmente solare termodinamico, eolico e geotermico - in quei Paesi e per l’utilizzo innanzitutto in loco dell’energia prodotta, rovesciando quindi quello che era l’obiettivo iniziale del progetto. Si potrà poi pensare ad esportare una quota dell’energia prodotta anche in Europa. Con il nostro partner Sharp abbiamo inoltre dato vita a una joint venture paritetica per la realizzazione di campi fotovoltaici per oltre 500 MW sempre nell’area dell’EMEA, utilizzando i pannelli prodotti dalla nuova fabbrica.

«La nostra produzione
da fonti rinnovabili
è passata da 17 miliardi
di kWh nel 2008 a quasi 21 miliardi di kWh nel 2009, ponendoci ai primi posti della classifica mondiale»

Torniamo in Italia, con uno sguardo sul mercato delle piccole utenze. Ci può fare un bilancio delle attività di Enel.si? L’offerta in questo settore sembra essere molto affollata: quale valore aggiunto può dare una realtà globale come la vostra?

Enel.si rappresenta un’ulteriore applicazione della nostra strategia di differenziazione e copertura di tutti i diversi segmenti di interesse. Un modello di rete in franchising anch’esso unico e per questo guardato con molto interesse anche all’estero.
È l’anima retail di Enel Green Power e - attraverso una rete di oltre 550 franchisee in Italia - si occupa di soluzioni chiavi in mano per il fotovoltaico di piccola e media taglia e di altre forme di generazione distribuita, con un ampio portafoglio di offerta che contempla anche il minieolico, le pompe di calore e il solare termico, a disposizione del mercato domestico e delle piccole e medie imprese. Enel.si fornisce inoltre soluzioni rispetto all’efficienza energetica, a tutti i livelli e in forma integrata con le soluzioni di produzione distribuita. La crescita esponenziale di installazioni di impianti di piccola e media taglia dimostra la reale dimensione e attrattività di questo segmento di mercato, senza contare che a breve anche Enel.si potrà beneficiare della produzione di pannelli fotovoltaici prodotti dal nostro impianto di Catania, che commercializzerà sul territorio nazionale.


 
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