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PAUSA-ENERGIA
 
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a cura di Giorgio Stilus


Estate 1990. Un certo torpore energetico sembra impadronirsi delle redazioni, almeno per tutto il mese di luglio. Di kWh e benzina si parla quasi esclusivamente in termini di tariffe (previste in aumento); lato consumo dunque. Mentre il dibattito sulle strategie, sugli scenari di lungo periodo, sul corretto mix energetico, sulla diversificazione delle fonti, scompare quasi del tutto concedendosi una immeritata vacanza. Fino al brusco risveglio causato dalle cannonate irachene in Kuwait. Improvvisamente il mondo - e l’Italia nel suo particolare - si accorge di quanto il destino della nostra economia sia pesantemente legato al barile.
Guerra, l’Irak occupa il Kuwait. Dopo settimane di tensione la situazione nel Golfo precipita in una crisi dall’esito imprevedibile (Corriere della Sera, 3 agosto). L’articolo di taglio geopolitico è affiancato, naturalmente, da una raffica di servizi sulla questione energetica. Panico sui mercati: balzo di oro e petrolio, Borse giù. Si sbriciola il cartello Opec, ora il barile va alla guerra. In mano all’Irak l’oro nero del Kuwait. In pochi giorni il barile balza da 19,2 dollari (31 luglio) a 23,5 dollari (3 agosto).

In quelle stesse ore l’economista Luigi Spaventa cerca di porre un freno all’escalation delle previsioni sul futuro del Brent (non c’è economista al mondo che possa dire dove andrà il prezzo del petrolio) ma non risparmia una meritata bordata alla disattenzione energetica del nostro Paese (L’Italia è assolutamente impreparata; in questi anni non è stato fatto nulla per ridurre la dipendenza energetica. È stata avviata una politica di risparmio nel settore industriale, ma il settore pubblico non ha mosso un dito).
Non che il resto del Pianeta si sia mostrato più pronto a fronteggiare la crisi... L’Occidente va a caccia di petrolio. Il prezzo del greggio sfiora i 30 dollari, poi riscende. La crisi in Medio Oriente ripropone l’incubo degli approvvigionamenti energetici con gravi ripercussioni sull’economia industrializzata (Corriere della Sera, 8 agosto). La stessa America, mentre affila le armi per l’imminente conflitto, comincia a interrogarsi sui limiti della propria politica energetica, condotta - in passato - con una certa disinvoltura (all’italiana). Presentato un piano per tagliare i consumi e aumentare la produzione petrolifera. In Usa via al risparmio energetico. Il Dipartimento dell’Energia è accusato di imprevidenza e di intempestività (Sole 24 Ore, 17 agosto). Eppure, proprio l’Italia sembra ancor più di altri Paesi il classico vaso di coccio. [...]

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