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Clerici: “C’è ancora spazio per MWh a basso costo e puliti” Stampa E-mail

di Danilo Corazza


Alessandro Clerici, presidente onorario WEC ItaliaSempre più importante, sempre più importato. Potremmo sintetizzare in questo gioco di parole la storia recente del gas naturale nel mix energetico italiano, fonte che nel dopo liberalizzazione è andata assumendo un ruolo crescente nel nostro portafoglio di generazione. E per il futuro? Per diminuire la vulnerabilità attuale del nostro Paese, è indispensabile definire per tempo una corretta strategia energetica, ponendosi chiari obiettivi di lungo periodo (oltre il 2020) in termini ambientali, economici, sociali, politici.

I progetti sul tavolo non mancano, anzi. Considerando i cicli combinati in costruzione e di prossima entrata in esercizio, il revamping attualmente in atto di alcune storiche centrali, la realizzazione di ambiziosi programmi di sviluppo nel settore delle rinnovabili, le promesse nucleari... nel giro di 10-15 anni l’Italia potrebbe veder crescere di alcune decine di migliaia di MW l’attuale dotazione. E nasce a questo punto una prima semplice domanda: ma è davvero necessaria tutta questa potenza?

Uno spunto colto da Alessandro Clerici - Abb e presidente onorario Wec Italia – per una riflessione di più ampia portata sui costi attuali delle diverse opzioni energetiche.

“In linea del tutto teorica in Italia risultano installati oltre 95.000 MW - commenta Clerici - ma questo valore comprende anche centrali risalenti al Piano Marshall... Bisogna quindi sempre poter distinguere tra la potenza installata e quella davvero effi- ciente, funzionante, sostenibile da un punto di vista economico e ambientale. Anche le centrali invecchiano e hanno un ciclo di vita... E poi, se ancora oggi l’Italia importa energia elettrica - 47 TWh lo scorso anno, valore equivalente alla produzione di 5 o 6 grandi centrali sfruttate a pieno ritmo - significa che c’è ancora spazio nel nostro Paese per centrali che producano energia a basso costo e con poche emissioni di CO2”.



Quale soluzione tecnologica potrebbe essere più appetibile? E con quale spazio per il nucleare?
Un confronto economico tra diverse tecnologie è di estrema difficoltà, proprio per la diversità delle soluzioni che possono essere prese in esame, per l’orizzonte temporale - di lunghissimo periodo - che occorre considerare, per la grande volatilità dei prezzi, non solo della materia prima (petrolio, gas, carbone, uranio e materie prime non energetiche, che tra l’altro nei primi giorni di giugno hanno subito un sensibile apprezzamento poiché quotate in dollari), ma anche dell’anidride carbonica, una variabile sempre più rilevante. In ogni caso, il nucleare andrebbe confrontato con altre centrali di base, a carbone e a gas.
La Tabella 1 propone un possibile raffronto, calibrato sulla situazione italiana e basato sulla metodologia Weighted Average Cost of Capital (WACC), che prende in considerazione sia una media ponderata tra il costo del denaro proprio e quello preso a prestito, sia le tasse. [...]


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