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Difficile fare previsioni, meno con lo scenario Stampa E-mail

di Ugo Farinelli


È stato osservato che nel settore dell’energia, a differenza della maggior parte degli altri, risulta relativamente più facile fare previsioni a lungo termine che non a breve - previsioni, naturalmente, che abbiano qualche probabilità di avverarsi
. Ci sono buoni motivi per questo apparente paradosso. Pensiamo ai prezzi del greggio. Il mercato petrolifero è tendenzialmente teso, la domanda ha un’elasticità molto bassa e bastano variazioni relativamente modeste nell’offerta oppure nella domanda per innescare una salita o una discesa dei prezzi. Questa instabilità è esaltata dal fatto che gli investimenti necessari per correggere la situazione hanno dei tempi lunghi, e questo vale per tutta l’energia, non soltanto per il petrolio. Nuove esplorazioni e trivellazioni, gasdotti o oleodotti, nuove centrali elettriche, nuove raffinerie richiedono anticipi di 5, 10 o addirittura 15 anni.

Infine intervengono i mercati derivati, che cercano di anticipare quello che succederà, e che in una situazione così in bilico finiscono per rappresentare un ulteriore elemento di instabilità (mentre in altri settori portano piuttosto a uno smorzamento delle oscillazioni). Se invece rinunciamo a prevedere (se non a comprendere) cause ed effetti di questi alti e bassi, e introduciamo delle medie fatte per esempio su periodi di cinque anni, allora il contingente scompare, e abbiamo a che fare con i fondamentali, l’andamento delle riserve e i costi di estrazione, l’affermarsi di una tecnologia piuttosto che di un’altra. Su questi tempi più lunghi il mercato fa il suo mestiere, indirizza gli investimenti dove sono necessari, rende più facile fare delle previsioni significative. O no? Qualcuno ha detto: “È difficile fare delle previsioni. Soprattutto per il futuro”. Questa può sembrare una battuta gratuita, ma non lo è. Se non ha senso prevedere il presente, almeno è necessario spiegarlo. [...]


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