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Certificati Verdi con gioco delle tre carte Stampa E-mail

di Giuseppe Gatti



Ancora una volta ci troviamo a dover parlare di quella peculiare caratteristica della politica italiana che in termini oxfordiani va sotto il nome di changing law, se risaliamo al diritto romano può essere chiamata factum principis, e la cui traduzione più efficace, ancorché plebea, non è instabilità normativa, ma gioco delle tre carte.

«Prima si spinge
il sistema ad investire
nelle rinnovabili,
assumendo impegni
non mantenibili sul
piano internazionale e garantendo comunque l’assorbimento
dell’offerta; poi di colpo
si cancellano le
garanzie date»


Mi riferisco all’articolo 45 della Manovra Finanziaria che di brutto abroga le disposizioni introdotte con la Finanziaria 2008 e con il successivo DM del 18 dicembre 2008, le quali avevano garantito una relativa certezza al sistema dei Certificati Verdi, rendendo quindi possibile la bancabilità dei progetti (alias il project financing) e quindi lo sviluppo degli investimenti.

A fronte di un mercato lungo, con un eccesso di offerta rispetto alla domanda, le norme introdotte nel dicembre 2007 e perfezionate un anno dopo, garantivano la collocazione dei CV che il mercato non assorbiva, facendo del GSE l’acquirente di ultima istanza, che avrebbe comunque ritirato i CV, sulla base dei prezzi espressi dal mercato. C’era dunque una certezza (i CV sarebbero stati comunque venduti), anche se rimaneva un’area d’incertezza, non potendosi determinare ex ante a quale prezzo sarebbero stati collocati. Rispetto alla totale incertezza precedente, si era comunque fatto un passo innanzi.
Ora la situazione del mercato dei CV si è fatta ancora più critica rispetto a quella del 2007. [...]

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