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DOSSIER - Greggi del Caspio, problemi e prospettive in transito… Stampa E-mail

di Giuseppe Gasperini, docente master AIEE La Sapienza


Nell’ultima decade la regione caspica è riapparsa prepotentemente sullo scenario petrolifero internazionale, dopo un lungo periodo di assenza. Effettivamente, nell’area di Baku l’attività petrolifera era iniziata nella seconda metà del diciannovesimo secolo e si era quindi sviluppata nel resto del Caspio all’inizio del ‘900. Durante la Seconda guerra mondiale il 70 per cento della produzione sovietica proveniva dall’Azerbaijan. I giacimenti scoperti si trovavano però in aree non facilmente raggiungibili, ovvero appartenevano a formazioni geologiche che richiedevano tecniche di estrazione non possedute dall’industria petrolifera sovietica.
I progetti presentano infatti complessità tecnologiche elevate, in quanto i pozzi di produzione raggiungono alte profondità con elevate pressioni e temperature, spesso in presenza di notevoli quantitativi di gas acidi, come l’idrogeno solforato, che richiedono attrezzature e apparecchiature speciali e costosi processi di lavorazione per il loro abbattimento e la loro eliminazione. Le zone dove attualmente si opera (soprattutto nel Caspio settentrionale) sono caratterizzate da basse temperature d’inverno (meno 40 °C) e forti venti (fino a 150 chilometri orari), presenza di ghiacci per 4-5 mesi l’anno e bassi fondali che rendono problematica la navigazione. D’altro canto l’Unione Sovietica disponeva di aree di produzione più facilmente sfruttabili (Volga-Ural) e strategicamente meno vulnerabili; di conseguenza si è avuto uno switch nelle priorità di investimento di Mosca, e ciò ha comportato un riposizionamento di risorse a danno delle attività di esplorazione e produzione di greggio nell’area del Centro Asia.
La politica di liberalizzazione avviata negli anni ‘80 dall’Unione Sovietica ha attratto gli interessi degli investitori, anche se la situazione era ben lungi dall’essere stabilizzata. Ben presto, infatti, tornarono alla luce conflitti e scontri etnici a lungo sopiti... [...].

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