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DOSSIER - Russia 2010, ancor più superpotenza Stampa E-mail

di Vittorio D'Ermo


Nel 1987 la produzione di petrolio della Russia raggiungeva il massimo storico di 11,5 milioni di barili/giorno e quella dell’Unione Sovietica nel suo insieme i 12,7 milioni di barili/ giorno. Alle spalle, un lungo periodo d’espansione sostenuto dalla particolare attenzione posta dai piani quinquennali allo sviluppo di una risorsa strategica per l’economia sovietica e dalla domanda dei Paesi dell’Europa orientale facenti parte del sistema Comecon, praticamente privi di risorse petrolifere.

Nemmeno le crisi energetiche avevano ridotto la crescita della produzione di questo Paese, che si era andata sviluppando dalle tradizionali aree del Mar Caspio verso le nuove frontiere siberiane ricche anche di gas. Il crollo dell’Unione Sovietica ha messo in crisi questo sistema da numerosi punti di vista. [...]

[...] Gli anni ‘90 sono stati così caratterizzati da una profonda crisi che ha spinto la produzione russa sino al punto di minimo del 1996, quando furono toccati i 6,2 milioni di barili/giorno, in un quadro di scetticismo sulle possibilità di recupero di un settore che sembrava aver raggiunto la fase della maturità. Sino alla fine degli anni ‘90 la produzione russa è rimasta, infatti, al di sotto della soglia dei 7 milioni di barili/giorno.

Con l’arrivo degli anni 2000, gli scenari più pessimistici sono stati smentiti rapidamente a causa delle mutate condizioni del mercato petrolifero internazionale, che hanno portato a un sostanziale aumento dei prezzi internazionali innalzando la soglia d’economicità di molte produzioni. L’aumento dei ricavi ha portato nel caso della Russia a una politica d’investimento molto aggressiva... [...].

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