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Copenhagen, a contorno di un evento (poco) epocale Stampa E-mail

di Elio Smedile


Bicchiere mezzo vuoto, fine ottimo pasto a Muggia - La RisortaA qualche mese dalla conclusione della Conferenza delle Parti di Copenhagen (COP 15) è forse tempo di fare alcune riflessioni sulle condizioni al contorno di questo Summit, da molti (me compreso) impropriamente definito nei mesi precedenti un evento epocale.
Come di consueto i giudizi sono stati profondamente divergenti, da Friends of the Earth International, che ha definito la Conferenza un miserabile fallimento (alla lettera, an abject failure), al capo della delegazione cinese Xie Zhenhua che, richiesto di commentare l’esito del Summit, ha dichiarato: L’incontro ha avuto un risultato positivo, tutti dovrebbero essere contenti. Non c’è da meravigliarsi: è il consueto rito del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto che conclude ogni assise internazionale.
I decision maker cercano (in questo caso dimostrando eccellenti doti immaginative) di evidenziare gli aspetti positivi (pochi, ma reali). Gli altri (e non solo gli ambientalisti) di sancire il quasi totale fallimento di quella che era stata presentata come Hopenhagen, e cioè una opportunità unica per creare una comunità globale in grado di obbligare i leader mondiali a prendere le giuste decisioni per la salvezza del Pianeta.
Su un fatto tuttavia tutti sono d’accordo. Ben 119 leader mondiali (come ha poi dichiarato il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon) hanno partecipato all’incontro, il numero più alto di capi di Stato e di governo mai raggiunto nella storia delle Nazioni Unite. Ma non basta... [...].

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