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Rinnovabili, un volàno per il Sistema Paese Stampa E-mail

di Emilio Cremona, presidente del Gestore dei Servizi Energetici GSE


Emilio Cremona, presidente del Gestore dei Servizi EnergeticiIl tema dello sfruttamento ottimale delle fonti energetiche rinnovabili a fini elettrici, oltre che di interesse specifico per il sistema nazionale, è elemento ormai di ampia diffusione tra l’opinione pubblica e costantemente presente nell’agenda del Governo e del legislatore, viste anche le obbligazioni assunte dal Paese in ambito europeo.
La promozione di questo particolare settore produttivo investe aspetti di copertura del fabbisogno, di diversificazione del mix energetico (da più parti richiesto all’Italia), e altri numerosi fattori.
Oggi l’interesse per le fonti energetiche rinnovabili è molto accentuato perché lo sfruttamento di esse - sulla base delle tendenze mondiali - viene visto anche come una importante occasione di sviluppo sia tecnologico che occupazionale per l’industria, soprattutto in una fase di crisi economica globale come quella che si sta registrando.
Prendiamo a riferimento gli ultimi dati diffusi dal ministro Claudio Scajola a inizio anno: l’energia rinnovabile nel nostro Paese è ormai arrivata a coprire un quinto del fabbisogno nazionale. Anche nel 2009, infatti, in Italia è aumentata la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Le prime stime di fine anno, elaborate dal Dipartimento Energia del ministero dello Sviluppo Economico su dati del Gestore dei Servizi Energetici e di Terna, hanno messo in evidenza una maggiore produzione di elettricità da fonti rinnovabili, con un incremento del 13 per cento rispetto al 2008. Si è così passati da 58,16 TWh registrati a fine 2008 a circa 66 TWh stimati a fine 2009.
L’accelerazione maggiore tra le fonti rinnovabili si registra nella produzione di energia solare da impianti fotovoltaici, che da un anno all’altro è passata da 193 GWh ai circa 1.000 GWh del 2009, con un incremento di oltre il 400 per cento. Per quel che riguarda l’occupazione, gli scenari futuri a livello mondiale prevedono per i prossimi vent’anni un aumento di oltre 5 milioni di addetti nel settore delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, della manutenzione, dei controlli degli impianti e dei servizi ausiliari e di supporto.
In Italia, solo nei prossimi cinque anni l’occupazione - principalmente nel settore dell’energia fotovoltaica - potrebbe raggiungere anche i 250 mila addetti ai lavori, come riportato dallo studio Prospettive di sviluppo delle tecnologie rinnovabili per la produzione di energia elettrica - Opportunità per il sistema industriale nazionale elaborato nello studio GSE-IEFE, l’Istituto dell’Economia delle Fonti Energetiche della Bocconi.
Per un Paese come l’Italia, a forte vocazione manifatturiera e con un elevato target di sviluppo delle FER contrattato con l’Unione europea, l’esplosione del settore rinnovabili deve però tradursi nella opportunità di sviluppare filiere industriali in grado di equilibrare, ed eventualmente di sovvertire, il flusso commerciale che attualmente ci vede, sostanzialmente, come nazione importatrice.

Le tre direttrici di sviluppo che appaiono disponibili per il Paese nel campo dello sviluppo della produzione elettrica da fonti rinnovabili - il solare fotovoltaico e termodinamico, le biomasse e l’eolico - dovranno essere tutte percorse, poiché saranno tutte essenziali per rispettare il raggiungimento dell’obiettivo al 2020. L’idroelettrico e il geotermoelettrico, vanto dell’industria italiana anche verso l’estero, non potranno darci questa volta una mano consistente, visti gli alti livelli di sfruttamento già raggiunti.
Occorrerà però risolvere alcune criticità per favorire lo sviluppo delle rinnovabili, quali i processi autorizzativi non sempre lineari, l’adeguamento delle infrastrutture energetiche che incontra sempre di più la resistenza delle comunità locali, il giusto dimensionamento degli incentivi per il solare fotovoltaico.
Ma non basta solo intervenire su questi processi. Occorrerà supportare anche lo sviluppo di una vera e propria filiera industriale, anche attraverso la valorizzazione della R&S. In questo modo il Sistema Paese sarà pronto a raccogliere la sfida degli obiettivi del futuro. Si rischia, altrimenti, di finanziare la competitività di altre nazioni, come - purtroppo - sta avvenendo in questi anni per i comparti del fotovoltaico e dell’eolico, che sono quelli che beneficiano dei margini maggiori.
I temi sopra accennati dovranno trovare collocamento in una strategia nazionale coraggiosa e necessaria che, a fianco al ritorno nel nostro Paese dell’energia nucleare, contempli: la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica; l’incremento degli investimenti in R&S nel settore energetico; la partecipazione ad accordi internazionali di cooperazione tecnologica.

Fondamentale, per realizzare tutto ciò e veicolare il cambiamento, sarà anche un’efficace comunicazione sul corretto uso delle fonti rinnovabili rivolta ai consumatori. Uno strumento, quello della comunicazione, da utilizzare con senso di responsabilità da tutti coloro che sono chiamati a offrire informazioni, spunti di riflessione, approfondimenti sui temi che aiutano a comprendere, maturare e attuare i cambiamenti.
Il mondo dell’energia vive da anni un mutamento profondo, dinamico e costante, che ha già modificato situazioni e scenari, nel nostro Paese come in molte parti del mondo. E ancora ne muterà. Cambiamenti che hanno riflessi sensibili sull’economia e sulla società civile, sull’ambiente e sul territorio, con ricadute importanti sui bilanci delle comunità, delle aziende, delle famiglie, ma ancor più e ancor prima sui comportamenti e sugli stili di vita delle persone.
È per questo che il settore energetico è uno dei comparti dove congeniale è l’uso di una comunicazione forte, capillare e, soprattutto, autentica, grazie alla quale riuscire a creare sensibilità a tutti i livelli sulle cose che lo riguardano.
Non si tratta di un percorso impossibile. Tutt’altro. I presupposti per raggiungere un pur così ambizioso obiettivo nel settore energetico ci sono, come ci sono le intelligenze tecniche e scientifiche che fanno al caso. Si tratta però di avere visione nelle analisi dei mercati, di impegnare le giuste risorse economiche, e di favorire il lavoro congiunto di pubblico e privato nella sperimentazione e nell’innovazione delle moderne tecnologie. Il Gestore dei Servizi Energetici, che nel corso di questi anni ha saputo dimostrare dedizione e competenza nello svolgere i compiti ad esso affidati, è pronto a dare il proprio contributo.

 
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