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Mercato e/o programmazione, questo è il problema… delle rinnovabili Stampa E-mail

di Carlo Andrea Bollino


Come noto, il fondamento della economia di mercato, nella mirabile metafora di Adam Smith, è il concetto della mano invisibile. Lo ripeto qui con banali parole: con tanti attori economici in concorrenza fra loro, l’equilibrio fra domanda e offerta si stabilisce spontaneamente al punto giusto, cioè la quantità utile ai fabbisogni della società al prezzo più conveniente.
Nel settore dell’energia esiste, tuttavia, una latente tentazione di programmare, di sostituirsi al mercato, di regolare, di autorizzare, di controllare, anche nel liberista più convinto. In particolare, vi è un punto dolente nel settore delle energie rinnovabili che grida allo scandalo: ci sono oggi quasi 90mila MW di richieste di autorizzazioni di connessione alla rete (fra 75 di eolico e 12 di fotovoltaico); un numero esorbitante, fuori mercato - si dice - che serve solo ad alimentare il fenomeno degli sviluppatori e della compravendita delle autorizzazioni.
Vorrei ricordare che non è l’unico caso: non molti anni fa si aprì la possibilità di costruire merchant lines di interconnessioni con l’estero costruite da privati; anche qui una valanga di domande di autorizzazione per più MW di quanti l’Italia intera avesse bisogno causò grida di dolore contro la mancanza di una vera programmazione.

“Si può lasciare al buio tutti per una volta
o lasciare al buio uno per tutta la vita,
ma non si può lasciare al buio tutti per tutta la vita”


Ma la vera domanda è: quante ne sono state costruite? E la risposta viene sempre da Adam Smith: la sua mano invisibile ha guidato il sistema verso l’equilibrio. Alcuni progetti sono stati realizzati, altri sono stati accantonati. Dunque, manca un paradigma di analisi economica del fenomeno che va dalle autorizzazione alla realizzazione di un impianto di energia. E come disse Oscar Wilde - Caro Amico, scusa ma non ho il tempo di scriverti una lettera più corta - mi scuso con il lettore se non riesco a definire un conciso ed elegante teorema, ma utilizzo una verbosa similitudine.

Ebbene, nel passaggio dalla piccola distribuzione frammentata (Pa and Ma Store nella letteratura inglese, che sarebbe in italiano approssimativamente la bottega di quartiere) ai grandi Centri commerciali, il comportamento della clientela ha subito un’evoluzione. Non vi è più la massaia che si reca lungo la strada per l’acquisto dei beni strettamente necessari, ma una moltitudine di folla festante che indugia nei grandi spazi dei grandi centri commerciali. Dunque, è cambiato il modello di comportamento: prima vi era una necessità, una persona, un tragitto, un acquisto. Ora, vi è una pluralità di bisogni: voglio comprare un vestito, ma voglio anche bere un caffè, voglio parcheggiare con la mia auto vicino, voglio passeggiare lungo le vetrine per scegliere meglio, oppure voglio passeggiare solo per socializzare.

Questa evoluzione ha comportato non solo una grande investimento da parte dei soggetti privati, ma anche un grande lavorio della Pubblica Amministrazione. Si è dovuto ripensare i Piani regolatori, si è dovuta approntare nuova viabilità, sono state costruite strade, accessi, svincoli, opere in generale di urbanizzazione, illuminazione pubblica. Sono stati approntati parcheggi. Ci sono nuovi fabbisogni di sicurezza pubblica, polizia, vigilanza. Non solo, ci sono altri esercizi commerciali, come bar, fast food, pizza al taglio, punto giochi bambini, o addirittura asilo con sorveglianza, e altri servizi ancora, tutti agglomerati all’interno del centro commerciale.

Dal punto di vista economico, la mia similitudine è semplice: un impianto fotovoltaico, autorizzato, allacciato e funzionante rappresenta il cliente del centro commerciale che entra e effettua un acquisto: spende e finalmente alla cassa si registra lo scontrino, c’è un prezzo e una quantità di mercato! Oggi, sono circa 700 MW e quasi 60.000 impianti, secondo le tempestive statistiche del GSE.

Al contempo, le autorizzazioni su carta, il mercato grigio, e così via rappresentano la folla che scalpiccia su e giù per i per i grandi spazi del Centro commerciale, guarda le vetrine, ma non si avvicina alla cassa. Oggi, come riportato da autorevoli fonti come Terna, si stima che vi siano quasi 12.000 MW di richieste autorizzate di allaccio alla rete.

Allora, così come nel Centro commerciale, tanti passeggiano, ma solo una frazione di persone si trasforma in consumatore; così su quella Direzione generale il cumulo di domande di autorizzazioni scese, ma sol poche vedran la luce. In conclusione, la moltitudine di domande rappresenta una ricchezza del processo del mercato, che seleziona i migliori in maniera efficiente: guai se la selezione venisse fatta per via amministrativa! Chi ha il potere o il diritto di decidere che il mio piccolo tetto di 3 kWp viene escluso, magari perché abito troppo a Nord e ho poca insolazione? La storia insegna che l’eugenetica porta alla tragedia.

 
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