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Il rapporto euro/dollaro: vincitori e vinti nel mercato dell’oro nero Stampa E-mail

di Vittorio D'Ermo


Il forte deterioramento della posizione del dollaro nei confronti dell’euro sta provocando una serie di importanti conseguenze sul settore energetico, che vanno dalla difficoltà di interpretare l’andamento del prezzo del petrolio rispetto allo stato dei fondamentali, ad impatti sulle bilance petrolifere dei Paesi consumatori che vengono a dipendere dal valore delle loro valute nazionali rispetto al dollaro, fino ad un disorientamento dei Paesi produttori che dispongono di introiti petroliferi per lo più denominati in dollari.
Per quanto riguarda il primo aspetto, le continue oscillazioni del valore del dollaro rendono spesso difficile comprendere quali siano i fattori che guidano il mercato: la scarsità di prodotto effettiva o percepita o le variazioni del cambio. All’inizio del 2003, prima degli sconvolgimenti che hanno interessato sia il mercato petrolifero sia il cambio euro/dollaro, il prezzo del Brent in dollari era pari a 31,32 dollari/barile mentre lo stesso prezzo in euro era pari a 29,49 euro/barile. All’epoca, infatti, il rapporto dollaro/euro era pari a 1,06.
Successivamente, aumenti del prezzo del petrolio e deterioramento del valore del dollaro si sono quasi sempre mossi nella stessa direzione, contribuendo a fornire un’immagine distorta dell’andamento del prezzo del petrolio che ha contribuito ad accentuare le preoccupazioni sulla sua disponibilità, rafforzando allo stesso tempo le manovre speculative al rialzo. Per avere una visione meno deformata può essere utile valutare separatamente l’effetto sui prezzi della componente mercato e di quella relativa alle variazioni del cambio.[...]

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