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Che ne pensa il cittadino dei cambiamenti climatici Stampa E-mail

di Elio Smedile


Nella marcia di avvicinamento all’appuntamento epocale di Copenhagen, negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un tambureggiante proliferare di informazioni e commenti sul cambiamento climatico. Un denominatore comune è stato il riconoscimento che il riscaldamento globale antropogenico è una realtà condivisa dalla comunità scientifica internazionale e dalla maggior parte dei governi delle Nazioni Unite.
In opposizione a tali opinioni consolidate, ha fatto risentire la propria voce il gruppo di scienziati da tempo assolutamente scettici sull’assunto scientifico che i cambiamenti climatici siano dovuti agli effetti delle attività umane (teoria negazionista dell’esistenza del riscaldamento globale antropogenico). Va detto che al partito degli scettici hanno aderito, anche se con accenti differenziati, governi, istituzioni, movimenti politici e associazioni.
Ma cosa ne pensano del riscaldamento globale i cittadini, che nei fatti sono i soggetti ultimi su cui ricadranno le conseguenze dei cambiamenti climatici?
Numerosi sono stati nel corso dell’anno corrente e degli anni precedenti i sondaggi di opinione sull’atteggiamento della popolazione nei confronti del cambiamento climatico. Ci siamo limitati tuttavia a prendere in considerazione essenzialmente quelli effettuati da Pew Research Center for the People & the Press per gli Stati Uniti e dall’Eurobarometro della Commissione europea per i Paesi dell’Unione europea. Limitatamente agli Usa si è fatto riferimento anche ad inchieste condotte da altre organizzazioni. Per semplicità riporteremo solo quelle parti dei sondaggi per le quali è possibile il confronto diretto tra aree geografiche (Nord America - Europa) e tempi (variazioni da un anno all’altro).



VI SONO PROVE RILEVANTI DELL'ESISTENZA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE?
È una domanda esplicitata solo nel sondaggio di Pew. Abbiamo tuttavia ritenuto opportuno riportarla in quanto la risposta degli Americani può essere ritenuta indicativa a livello globale. Alla questione posta dall’indagine, nel corso del 2009 il 57 per cento degli Americani ha risposto affermativamente. Erano il 71 per cento nel 2008 e il 77 per cento nel 2006 e nel 2007. Tra questi, solo il 36 per cento nel 2009 (47 per cento nel 2008) individuano come causa principale del riscaldamento globale le attività umane, dunque le emissioni di CO2 e di altri gas climalteranti.

QUANTO È SERIO IL PROBLEMA DEL RISCALDAMENTO GLOBALE?
Troviamo questa domanda sia nel sondaggio Pew sia in quello di Eurobarometro. Come mostrano i dati in Tabella 2, dal 2008 al 2009 è diminuita, sia in Europa che negli States, la percentuale di chi ritiene molto serio il problema.
Per i Paesi membri dell’Unione europea, Grecia e Cipro hanno fatto registrare una quasi totale unanimità sulla media o alta serietà del problema (96 per cento); Regno Unito ed Estonia sono stati i più dubbiosi (59 per cento). Il profilo dell’europeo più persuaso della serietà del problema è un individuo tra 25 e 54 anni che ha studiato oltre i 20 anni ed è manager, colletto bianco o studente universitario.

CREDE CHE LA SERIETÀ DEL PROBLEMA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO SIA STATA SOVRASTIMATA?
La posizione dei cittadini europei in merito a una sopravvalutazione del problema (da parte dalle fonti ufficiali) non mostra significative variazioni negli ultimi due anni. Sempre secondo Eurobarometro, nel 2009 il 27 per cento propendeva per una sovrastima, mentre il 65 per cento rispondeva negativamente. Nel 2008 i valori erano, rispettivamente 26 e 65 per cento. Negli Stati Uniti, invece, si rileva una dinamica decisamente diversa. L’indagine Gallup evidenzia come i cittadini convinti che il problema sia sovrastimato sono passati dal 35 per cento del 2008 all’attuale 41 per cento (il valore più alto degli ultimi dodici anni). Quelli, invece, favorevoli a una sottostima scendono dal 62 al 57 per cento (minimo assoluto dal 1998 ad oggi).

LO SVILUPPO DELLE FONTI ALTERNATIVE È UNO STRUMENTO IMPORTANTE PER COMBATTERE
IL RISCALDAMENTO GLOBALE?

Nell’Unione europea (Eurobarometro) il 75 per cento degli intervistati ha risposto affermativamente, il 15 si è espresso negativamente, il 10 per cento non ha risposto. Addirittura il 92 per cento degli Americani (Indagine George Mason University) si è espresso affermativamente, richiedendo al Governo un costante aumento dei finanziamenti per le energie alternative.

COMBATTERE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO PUÒ AVERE EFFETTI POSITIVI SULL’ECONOMIA?
Nell’Unione europea (Eurobarometro) attualmente il 52 per cento degli Europei pensa che la lotta contro il riscaldamento possa avere un impatto positivo sull’economia, il 21 per cento lo nega, il 17 per cento non risponde. Similari i risultati riscontrati da Gallup negli Usa: il 55 per cento degli Americani pensa che gli sforzi per combattere il cambiamento climatico possano rappresentare un elemento positivo per l’economia, con la creazione di nuovi posti di lavoro.

SAREBBE DISPONIBILE A PAGARE DI PIÙ PER AVERE ENERGIA VERDE?
Nonostante la crisi, attualmente il 44 per cento dei cittadini europei intervistati da Eurobarometro si dichiara disponibile a pagare tra l’1 e il 30 per cento in più l’energia, pur di avere accesso ad un’offerta pia pulita rispetto ad oggi. Il 30 per cento non ha mostrato disponibilità alcuna, il 26 per cento non si è pronunciato. Quanto agli Stati Uniti, un sondaggio condotto dall’Università del Maryland afferma che il 64 per cento degli interpellati ha risposto affermativamente e solo il 28 per cento negativamente.



Analizzando comparativamente i dati emergenti dai sondaggi si possono avanzare alcune osservazioni. Sorprendentemente, le risposte degli Europei e degli Americani sono per la maggior parte dei casi piuttosto congruenti. Ciò premesso, l’avanzata dello scetticismo sui cambiamenti climatici è un dato concreto e incontrovertibile, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Sarà per la crisi globale, sarà per l’overdose di informazioni di questo periodo, o forse per altri motivi al momento non ancora esplorati.
In particolare, i dubbi sul riscaldamento globale trovano conferma (soprattutto per quanto riguarda gli Usa) nel numero relativamente elevato (e comunque in crescita) di persone che giudicano sovrastimati i dati ufficiali.
In parziale controtendenza, il dato derivante dall’inchiesta Usa Pew secondo la quale il 56 per cento degli Americani sembra ora convinto che anche gli Stati Uniti debbano unirsi agli altri Paesi per stabilire standard di emissioni; mentre solo il 32 per cento resta dell’idea che siano preferibili standard solo nazionali. A riprova di quanto scritto, si noti che nel sondaggio Eurobarometro del settembre 2008 il 58 per cento dei cittadini dell’Unione europea riteneva che le Istituzioni comunitarie dovessero impegnarsi di più nella lotta al riscaldamento globale (nonostante il fatto che il programma europeo sia universalmente riconosciuto come il più avanzato al mondo).
Conclusione delle conclusioni: nonostante l’avanzata dello scetticismo resta la sensazione, leggendo le risposte alle numerose domande poste dai sondaggi presi in considerazione, che la stragrande maggioranza dei cittadini sia intimamente convinta dell’esistenza del problema del riscaldamento globale e della necessità – per evitare gravi conseguenze – di interventi di mitigazione degli effetti. Circa i rimedi, lo sviluppo delle fonti rinnovabili sembra essere la soluzione preferita, con ulteriori risultati positivi anche in termini economici e occupazionali.

 
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