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Continuità e stabilità per il rinnovo del fotovoltaico Stampa E-mail

di Carlo Andrea Bollino


C’è qualcosa di peggio della mancanza di una politica economica: sono le politiche economiche a singhiozzo, come dimostra l’esempio Usa dell’intermittenza fra il 1998 e il 2005 del Federal Tax Credit, il credito di imposta per le fonti rinnovabili che ha avuto come conseguenza l’altalena degli investimenti, che crollavano a un quarto del livello dell’anno precedente, per poi impennarsi l’anno successivo.
L’esempio Usa dovrebbe far parte del bagaglio di analisi per il nostro Governo e in particolare per il Ministro dello Sviluppo economico Scajola, dato che presto sarà necessario affrontare il tema del rinnovo della politica di incentivazione del settore fotovoltaico. Una politica di grande innovazione metodologica e di grande efficacia, che introdusse per la prima volta in Italia in maniera efficiente il metodo del conto energia e che fu impostata proprio dal Ministro Scajola nel 2005, ma che scade il 31 dicembre 2010.

Per dare continuità alla politica di incentivazione per il fotovoltaico, vi sono 6 problemi da affrontare:

0.1. quando si deve annunciare il prossimo assetto normativo agli operatori;
0.2. quanto lungo deve essere il periodo di regolazione;
0.3. quale obiettivo di redditività deve essere raggiunto, anche in relazione alle condizioni macroeconomiche del mercato;
0.4. come strutturare gli incentivi per controllare i segnali di rischiosità da dare al mercato;
0.5. come prevedere l’ingresso di nuove tecnologie nel corso del periodo di regolazione;
0.6. quanto dare al kWh (né troppo, né troppo poco).

Il primo pilastro deve essere il mantenimento del flusso di investimenti. Oggi in Italia stanno iniziando le prime intraprese per installare impianti di produzione significativi (nonostante la crisi finanziaria). Dunque, per non bloccare questo processo, sarebbe ottimale annunciare la nuova politica con largo anticipo: ad esempio, entro il 31 dicembre 2009. Sarebbe un segnale forte di volontà del Ministro, sicuramente apprezzato dal mercato.

“Si può lasciare al buio tutti per una volta
o lasciare al buio uno per tutta la vita,
ma non si può lasciare al buio tutti per tutta la vita”

Secondo, l’orizzonte temporale di vigenza deve essere calibrato sulla complessità amministrativa dei processi. Dato che ci vuole tempo per l’apprendimento da parte degli operatori (pensiamo alla cautela con la quale l’ufficio fidi di una banca recepisce ogni minima nuova modifica nella normativa, prima di concedere il credito), occorre stabilità. Ritengo ottimale, per il fotovoltaico, un periodo di regolazione non inferiore ai 4 anni, per dare stabilità ai processi amministrativi.
Terzo, il conto energia nacque con un obiettivo di redditività coerente con i parametri di rischio di mercato, circa il 7 per cento. Non ci sono ragioni per modificare la struttura di base dell’impianto attuale. Data però l’evidenza statistica consolidata che dimostra che i diversi livelli di insolazione fra Nord e Sud possono generare, a parità di costo dell’investimento, un tasso interno di rendimento significativamente diverso, il Governo potrebbe tenerne conto con un semplice coefficiente tecnico.
Quarto, la rischiosità dipende anche dalla durata del periodo di incentivazione. Per massimizzare semplicità e trasparenza, occorre che ogni investitore sappia esattamente la durata dell’incentivo, che potrebbe essere calibrata sulla durata dei prestiti bancari (oggi non superiore ai 15 anni).
Quinto, dato l’auspicio che nuove tecnologie a costi più bassi possano irrompere nel mercato in ogni momento, occorre che il Ministro stabilisca una procedura snella e trasparente di estensione della normativa. Se io inventore mi presento con un brevetto che costa la metà, il Ministro deve poter contare su Enea, Erse, Aeeg, Gse e quant’altro che in 30 giorni siano in grado di formulare un parere tecnico-scientifico pubblico per poi poter decidere entro altri 30 giorni.
Sesto e ultimo, quale deve essere il nuovo livello di incentivo al kWh? Oggi, il Ministro ha di fronte due segnali contrastanti: la riduzione dei costi di produzione dovuti ai miglioramenti tecnologici del settore e la riduzione dei prezzi di commercializzazione dovuti a fattori contingenti, quali la riduzione della domanda in altri Paesi europei (ad esempio la Spagna) e il marketing aggressivo di produttori di Paesi emergenti (ad esempio la Cina).

Questi segnali potranno guidare la scelta dei nuovi livelli di incentivo, ed è facile prevedere che il Ministro vorrà decidere una riduzione rispetto all’attuale Conto Energia. Ma di quanto? Con una riduzione modesta, il Ministro verrà accusato di sprecare risorse; se la riduzione sarà drastica, si rischia il blocco degli investimenti e l’estinzione del settore. Comunque, sarebbe ancor peggio partire con indecisione e poi lasciare aperta nella normativa la possibilità di revisione futura in attesa di vedere come va il mercato. Ricordiamo che per gli incentivi, il Ministro è come il Direttore d’orchestra: guida la musica, non la subisce!

 
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