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Crack spread: come si difendono i margini dei raffinatori Stampa E-mail

di Lorenzo Paloscia

Val di Fassa - ascesa alla Roda di Vael
Il termine crack spread indica il margine che i raffinatori realizzano dalla contemporanea vendita dei prodotti ottenuti dalla raffinazione di un barile di petrolio e dall’acquisto del medesimo barile (si può vedere il manuale distribuito dal Nymex, Crack Spread Handbook scaricabile dal sito www.nymex.com).

Il cracking è il processo mediante il quale le raffinerie ottengono idrocarburi leggeri (quali le benzine) a partire da idrocarburi più pesanti. I raffinatori di petrolio, come tutte i settori industriali di trasformazione, sono esposti al rischio di prezzo da due parti; da un lato devono coprirsi dalle variazioni di prezzo della materia prima petrolio, e dall’altra devono coprirsi dalle variazioni avverse dei prezzi dei prodotti petroliferi che immettono sul mercato.

In effetti non è raro che il prezzo del petrolio salga mentre il prezzo dei prodotti scenda, andando a restringere il margine crack spread. Questo fenomeno avviene perché i prezzi dei prodotti petroliferi si muovono seguendo la propria domanda e offerta. Essendo prodotti derivati dal petrolio, generalmente la correlazione è molto forte. Il mercato del petrolio è un mercato globale e la variazione della domanda di greggio in una parte del Pianeta ha immediate ripercussioni sul prezzo di tutti i benchmark, indipendentemente dalla zona di produzione e di scambio.

I mercati dei prodotti petroliferi sono invece mercati piuttosto locali e, ad esempio, si possono registrare sostanziali differenze di prezzo della benzina in Europa, in America e in Asia. Con il mercato dei derivati finanziari è possibile coprirsi dal rischio di prezzo utilizzando i contratti future scambiati nelle principali piazze energetiche. Di solito i contratti usati sono il petrolio, la benzina e l’olio combustibile. Il calcolo più comune del crack spread viene effettuato secondo la formula 3:2:1, ovvero da 3 barili di petrolio si ottengono 2 barili di benzina e 1 di olio combustibile. Ovviamente ogni raffinatore effettuerà le combinazioni che più si addicono al risultato dei propri impianti ma anche dal tipo di petrolio usato come input. Un’altra combinazione abbastanza comune è la 5:3:2 (che a qualche appassionato di calcio potrà ricordare lo schieramento del Parma dei primi anni novanta). [...]

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