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Il ritorno del nucleare in Italia, tra luci (poche) e ombre (tante) Stampa E-mail

di Elio Smedile


Come è noto, con la Legge 23 luglio 2009, n. 99 Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009 - Supplemento ordinario n. 136 - sono state introdotte nel nostro Ordinamento disposizioni che regolano il rilancio dell’impiego dell’energia nucleare nel nostro Paese. L’art. 26 (energia nucleare) di detta Legge così recita:

Con delibera del CIPE, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e previo parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le Commissioni parlamentari competenti, sono definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale. La Conferenza unificata si esprime entro sessanta giorni dalla richiesta, trascorsi i quali il parere si intende acquisito.

In altri termini la legge prescrive che, dopo aver sentito tutte le parti e aver recepito il parere della Conferenza unificata Stato- Regioni, il Decreto sia emesso al più tardi entro il 31 gennaio 2010. Solo dopo tale data - almeno per gli aspetti relativi alle centrali nucleari - la Legge 99/2009 sarà pienamente operativa e si aprirà una nuova fase dell’impiego dell’energia atomica in Italia.
Va sottolineato che, dopo Chernobyl, l’energia nucleare rappresenta tuttora un nervo scoperto per una parte significativa della popolazione italiana e l’argomento andrebbe quindi trattato con grande senso di responsabilità e attenzione alle diverse sensibilità esistenti nei cittadini. Ma ciò, ad oggi, non sembra essere stato fatto; o almeno non in misura sufficiente. [...]

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