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Danimarca, il waste to energy gioca in serie A Stampa E-mail

di Davide Canevari


da Copenhagen

Il termovalorizzatore di Copenhagen tratta oltre 560 mila tonnellate/anno di rifiutiVento e rifiuti, nel campionato danese delle rinnovabili, giocano nella stessa divisione. Non sono considerati, come a onor del vero spesso succede in Italia, il primo una soluzione da serie A garantita a vita e il secondo una riserva eternamente sotto osservazione e degna - al massimo - di una militanza nelle categorie inferiori.
Gli inceneritori, che dagli ambientalisti nostrani sono spesso visti come il fumo negli occhi (e la diossina nei polmoni), nella nazione riconosciuta come esempio virtuoso a livello mondiale per le sue lungimiranti politiche ambientali ed energetiche sono – al contrario – gestiti come una preziosa risorsa. Al punto che gli abitanti del Paese della Sirenetta restano addirittura sorpresi che si possa porre la questione se il waste sia o meno renewable.

Una conferma in questa direzione è giunta anche in occasione dell’evento Nordic Climate Solutions, che si è svolto a Copenhagen a inizio settembre e che ha coinvolto, in diverse sessioni di lavoro, esperti provenienti soprattutto dai Paesi scandinavi. “La combustione dei rifiuti - precisa Ivar Green-Paulsen, managing director della principale società danese di gestione dei rifiuti, la Vestforbraending - contribuisce in maniera sensibile a garantire l’indipendenza della Danimarca dalle importazioni di petrolio e garantisce significati vantaggi ambientali, soprattutto in termini di riduzione delle emissioni di anidride carbonica”.[...]

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