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Husain: "Europa nella rete con una tecnologia d'avanguardia" Stampa E-mail

di Davide Canevari


da Copenhagen

La tecnologia c’è. È una condizione necessaria ma di per sé non sufficiente. Anche per le smart grid (tema del quale Nuova Energia si è già occupata in occasione del dossier Reti e Infrastrutture, pubblicato Bazmi Husain, responsabile area smart grid di ABBsul numero 2-2009), a fare la differenza tra il pieno successo e - al contrario - una conquista dei mercati più lenta e faticosa, potrebbero essere i politici (e gli economisti) più degli ingegneri.
Questioni di finanza e geopolitica, insomma, assodato che da un punto di vista squisitamente tecnico lo stato dell’arte attuale sembra già fare delle reti intelligenti un investimento sicuro.
In occasione del meeting Nordic Climate Solutions, che a metà settembre ha raccolto a Copenhagen oltre 1.000 esperti del settore, policy maker, ricercatori, ceo delle principali aziende energetiche del Nord Europa, con l’obiettivo di fornire un supporto in termini di soluzioni praticabili alla COP15 di fine anno, Nuova Energia ha raccolto il parere di Bazmi Husain, responsabile smart grid di Abb.



Recentemente anche José Barroso ha dichiarato che l’Europa necessita di una nuova super grid. Non crede che prima di pensare alle futuribili interconnessioni sarebbe necessario dotare l’Europa già nel presente di una vera politica energetica comune?
Non considero i due aspetti come concorrenti o conflittuali. Oggi l’Europa è sostanzialmente divisa in quattro aree sincronizzate tra di loro; la possibilità di sviluppare le fonti rinnovabili varia molto da zona a zona, proprio per la differente ventosità o esposizione alla radiazione solare. Inoltre ogni singola porzione del Vecchio Continente deve essere pronta ad affrontare in autonomia il peack load (a cui, nella pratica, si ricorre solo per il 3-4 per cento del tempo). Abbiamo quindi a che fare con sistemi sovradimensionati e, in parte, sbilanciati.
Una rete più ampia e moderna contribuirebbe, nel lungo periodo, a ridurre squilibri e sovradimensionamenti, ad avvicinare aree diverse e, in ultima analisi, a rendere più univoca e più unita l’Europa dell’energia.[...]

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