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Damonte: "Peccato che l'idroelettrico sia finito nell'ombra" Stampa E-mail

di Fabio Terni



Mauro Damonte, responsabile Businee Unit Power Generation ABBSfogliando le pagine dei giornali (anche di settore) in questi ultimi mesi, i Fantastici 4 delle rinnovabili - biomasse, eolico, fotovoltaico, idroelettrico, in rigoroso ordine alfabetico - sembrano essersi ridotti a due soli super eroi. La assoluta maggioranza dello spazio dedicato all’argomento renewables sembra, infatti, monopolizzato da pannelli e aerogeneratori.
Con le biomasse poste a margine da quel loro
vizio originale di dover bruciare e quindi più simili, nell’immaginario collettivo, a un combustibile fossile tradizionale (come dimostrano gli episodi di Sindrome Nimby legati alla proposta di nuovi impianti). E l’acqua costretta a recitare il ruolo della Donna (quasi) invisibile.
I giochi di parole, a questo punto, sono fin troppo scontati e probabilmente neppure tanto originali. Il sole ha fatto
evaporare l’interesse per l’idroelettrico; il vento ha soffiato via l’attenzione dai bacini fluviali. Prende spunto da questa considerazione l’intervista di Nuova Energia a Mauro Damonte, responsabile della Business unit power generation di Abb
.


Ormai da qualche anno su solare ed eolico ci sono i riflettori puntati. Davvero questo ha messo in ombra l’idroelettrico?
In parte sì. Almeno a livello di mass media il tema è stato un po’ dimenticato a favore delle nuove soluzioni (che poi, a ben vedere, non sono neppure così nuove, visto che il fotovoltaico è una tecnologia conosciuta e consolidata da parecchio tempo). È un peccato, poiché l’idroelettrico fornisce energia al Pianeta ormai da un centinaio di anni. [...]

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