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Protti: “Non abbassiamo la guardia, restano molti i temi da affrontare” Stampa E-mail

di Davide Canevari


Nuova Energia ha incontrato Massimo Protti, presidente del Consorzio Assoutility e presidente Tavolo della Domanda di Energia di Confindustria. Prendendo spunto dalla crisi attualmente in atto e dal (presunto) sensibile calo dei costi del kWh, Protti ha posto l’accento sulle numerose criticità che ancora complicano la vita al mondo delle imprese energy intensive.

L’ultimo trimestre ha segnato un forte calo delle quotazioni dell’energia elettrica in Borsa. Ci voleva davvero la crisi per avere una bolletta più ragionevole?
Il calo che – direi – stiamo rilevando dall’ultimo quadrimestre è sì dovuto alla crisi, che ha permesso di rompere la forte speculazione in atto sulle quotazioni petrolifere portando il prezzo sul fair value. Purtroppo – però – le imprese non stanno beneficiando del vantaggio reale generato, a causa delle implicazioni negative della crisi sui mercati internazionali e di una elasticità che a trend discendenti è inferiore ad 1, oltre che a motivi strutturali del mercato elettrico. Nel complesso, vivono ancora una situazione di forte disagio. Le condizioni di prezzo sui combustibili potrebbero al momento permettere delle economie, ma per i sopraelencati motivi non si riflettono correttamente sulla bolletta.

Allora è azzardato affermare che, per le imprese, la bolletta è diventata improvvisamente economica...
Come dicevo prima, purtroppo sarebbe un’affermazione errata. L’energia è ancora cara, anche se sicuramente rispetto agli scenari ipotizzati circa un anno fa la componente energia è più competitiva di circa il 30-40 per cento. In Italia incide ancora sulla formazione del prezzo una struttura del mercato elettrico poco trasparente e inefficiente. Mi riferisco soprattutto al mercato del dispacciamento, a cui abbiamo lavorato con il Ministero per molti mesi e su cui i consumatori pongono grandi speranze per il futuro. A questo si aggiungono, però, le componenti regolate, come gli oneri impropri, che continuano a crescere pesando notevolmente sulla bolletta dei consumatori industriali. È il caso dell’onere A3, su cui stiamo chiedendo che si inizi a fare una importante riflessione, fermo restando l’importanza di sviluppare energia da fonti energetiche rinnovabili.

Approfondiamo quest’ultimo tema...
Sono anni che, come Tavolo della Domanda, chiediamo che l’onere A3 sia spalmato sulla fiscalità generale. Altrimenti si possono creare delle distorsioni. Lo sforzo di promozione delle rinnovabili è sacrosanto, e sta dando un positivo impulso alla nuova economia. Ma dobbiamo anche fare attenzione di non compromettere, nel contempo, le possibilità di esistenza e di crescita delle attività tradizionali. A nostro avviso, il concetto delle rinnovabili sarebbe da rivedere in un piano più generale, evitando il rischio attuale di far pagare a un solo soggetto la maggior parte degli oneri necessari per la loro promozione.

In ogni caso, vede la tendenza di calo dei prezzi del kWh come una sicura opportunità o anche come un rischio (potrebbe essere un trend di breve periodo o distrarre da altri investimenti in efficienza energetica)?
Purtroppo il mercato continua ad avere oscillazioni di prezzo significative e si sa che quando l’energia raggiunge costi troppo bassi i consumatori – civili e industriali – non trovano più conveniente investire in tecnologie o sistemi di gestione volti a ridurre gli sprechi energetici. Questo, però, è un atteggiamento da evi- tare, incoraggiando comunque i consumatori con strumenti di incentivazione più accessibili ed efficaci; e soprattutto puntando ad una forte campagna di sensibilizzazione, in quanto l’energia – anche se ha costi meno elevati – è una risorsa preziosa, che non può essere sprecata. Il problema della sicurezza energetica è ancora molto vissuto dall’Italia e da tutta la Comunità europea, basti pensare a quello che avviene sugli approvvigionamenti di gas naturale con le continue crisi politiche tra Russia e Ucraina. Pertanto non possiamo permetterci di consumare più energia del necessario, oltre al fatto che il Pacchetto 20-20-20 impone degli obblighi agli Stati membri anche sull’efficienza energetica, che l’Italia non può disattendere. Inoltre, investire nella sostituzione di tecnologie obsolete con tecnologie nuove ad alta efficienza, può costituire una opportunità per trainare l’economia in un momento di crisi come quello attuale.

Possibili soluzioni?
Bisogna puntare su nuovi strumenti di incentivazione che non pesino sulle bollette dei consumatori, ma che inneschino un mercato, accessibile a tutti, che può supportare gli investimenti e sostenere le imprese italiane nella ricerca di tecnologie sempre meno energivore.

Torniamo ancora a parlare di rinnovabili. Come giudica la politica energetica italiana? E, ancora una volta, come si traduce nei confronti del mondo imprenditoriale?
Su questo tema abbiamo rilevato un grande fermento nel mondo imprenditoriale dopo l’introduzione, con la Legge Finanziaria 2008, del nuovo regime di incentivazione. Purtroppo, come avviene quasi sempre in Italia, a due anni di distanza da quella legge ancora non sono stati erogati gli incentivi. Accolgo positivamente l’approvazione del disegno di legge manovra che ha sbloccato il nodo sulla tariffa incentivante per le biomasse con potenza inferiore al MW, ma non è possibile che si blocchino importanti iniziative per così tanto tempo. Mi sembra che sulla produzione di energia in Italia manchi ancora un quadro di incentivazione e di regolazione chiaro, coerente e soprattutto supportato da una politica comune sugli obiettivi da raggiungere su queste fonti. Pensiamo ad esempio agli iter autorizzativi: finalmente, dopo 6 anni siamo arrivati alla definizione delle linee guida nazionali, che continuano però a dare ampi margini di interpretazione agli enti locali che su questo tema fanno quello che vogliono. Giocando spesso su interessi privati e sull’incompetenza di funzionari che per ignoranza bloccano l’iter chiedendo garanzie e modifiche non giustificate su impianti di questo tipo, soprattutto per quanto riguarda le taglie ridotte.

Questa confusione non aiuta certo...
Di sicuro non le imprese che vogliono investire; ma nemmeno coloro che producono tecnologie. Inoltre “ostacola” pure i consumatori industriali, che pagano con le loro bollette tutto il peso degli incentivi. Non dimentichiamoci che questo settore rappresenta una delle motrici di ripresa economica per il Paese, una grande opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire. Per tale motivo chiediamo al governo di puntare ad una politica lungimirante, di lungo periodo, che valuti l’effettiva possibilità di sfruttare le singole fonti in Italia, puntando su quelle più competitive che finalizzano al meglio gli sforzi del Paese.

In questa fase di crisi dell’economia, come Assoutility rilevate un aumento dello switching o la comparsa sul mercato di operatori improvvisati?
Sicuramente questa incertezza economica ha innescato, in questi ultimi mesi, una corsa all’accaparramento dei clienti da parte delle imprese fornitrici, ma di contro anche i consumatori, colti da un aumento di tutti i costi di produzione e da una riduzione dei ricavi, si sono affacciati sul mercato facendo autonomamente scouting tra i fornitori per cercare il contratto più conveniente. Non abbiamo rilevato fornitori improvvisati ma una pratica molto comune di subappalto dei contratti ad agenti di vendita che hanno aggredito il mercato in maniera poco organizzata e senza specifiche competenze. Segnaliamo invece una grande flessibilità delle offerte, che però spesso non si traduce in una reale convenienza: i prezzi vengono sempre più frequentemente indicizzati ad algoritmi proprietari per cui è quasi impossibile per l’impresa seguirne l’andamento e controllare così le performance del contratto.

A quali rischi può andare incontro chi, soprattutto in questa fase, insegue l’offerta più economica?
In questo momento il mercato è parecchio aggressivo e i fornitori giocano molto sulle oscillazioni dei combustibili, pertanto il rischio di sottoscrivere offerte fuori mercato è molto alto. Il Consorzio Assoutility, tramite Assoutility Srl, dal 2007 lavora per controllare le volatilità del mercato garantendo un prezzo sempre stabile e soprattutto competitivo alle imprese fornite. Assoutility è un grossista controllato dal consorzio di imprese consumatrici promosso da Assolombarda, è una società no-profit e la sua mission è quella di far risparmiare i soci gestendo al meglio gli approvvigionamenti sulle piattaforme nazionali e internazionali ottenendo così un prezzo stabile e sempre in linea con i valori di mercato più bassi. Le nostre imprese quindi non hanno mai brutte sorprese a fine anno, avendo la certezza che il costo dell’energia pagato è effettivamente quello registrato dai mercati all’ingrosso senza aggiunta di margini di guadagno per Assoutility.

 
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