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PAUSA-ENERGIA
 
Con l'innovazione il vecchio canale fa un "salto" di qualità Stampa E-mail
di Paola Sesti

L’ingegneria e la storia passeggiano a braccetto sugli argini dei canali padovani. La storia - dell’architettura civile - è rappresentata dal sostegno regolatore di Voltabarozzo, opera idraulica risalente ai primi decenni del secolo scorso e punto cardine del sistema di gestione delle acque intorno a Padova. Gli ingegneri che nel corso degli anni hanno dato vita alla serie di opere idrauliche atte a regolare i disastrosi flussi di piena dei fiumi Bacchiglione e Brenta sono invece Pietro Paleòcapa - dal 1840 direttore generale delle pubbliche costruzioni di Venezia - e Luigi Gasparini, che nel 1920 presentò all’ufficio del Magistrato delle Acque il progetto definitivo.

Il sostegno di Voltabarozzo, la cui funzione regolatrice è ottenuta tramite quattro luci a battente che permettono lo scarico dell’acqua tramite paratie scorrevoli con un dislivello di 7,50 metri tra il pelo libero dell’acqua a monte e il pelo libero a valle, è uno dei punti focali della struttura. Fino ad oggi dall’acqua rilasciata non si otteneva nessun recupero di energia. L’inserimento di una centrale idroelettrica rappresenta dunque il completamento ideale dell’opera idraulica esistente, dove tecnologia ultramoderna e tutela di un patrimonio architettonico di pregio si fondono, generando nuova energia completamente pulita.
Il “come” di questa importante realizzazione lo spiega Daniele Boscolo, presidente della S.T.E., la società patavina che ha interamente curato la messa in servizio della centrale. “Si tratta di una svolta nella tecnica di utilizzo dei salti idraulici, un nuovo approccio al sistema idroelettrico tramite tecnologie di gestione altamente innovative”. E non è stato un “lavoro” da poco: Difficoltà nella realizzazione ce ne sono state, e il loro superamento non ha fatto altro che ribadire la competenza e la grande esperienza di coloro che hanno gestito l’intervento. “Abbiamo lavorato su materiale documentario completamente inesistente - sottolinea Boscolo - dovendo intervenire su una struttura non recente andando a ‘toccare’’ i suoi punti nevralgici.

Il risultato si vede: la costruzione è stata tagliata - al fine di inserire le apparecchiature elettromeccaniche - senza causare vibrazioni ed ora è più solida e rinforzata”.
Anche l’opera di presa è stata realizzata con modalità particolari. “Poiché il canale regola i flussi e i livelli delle acque padovane, sarebbe stato impossibile deviarlo o metterlo in secca. Per questo si è costruito un ‘canale nel canale’, un condotto posto all’interno di quello principale esistente, prefabbricato in materiale ferroso e messo in posa da una squadra di sommozzatori che ha lavorato utilizzando tecniche di costruzione di tipo marino”.
All’imbocco del canale deviatore è stata costruita una griglia che intercetta i rifiuti galleggianti che si depositano a ridosso dello sbarramento, regolarmente pulita con uno sgrigliatore automatico.

Da non trascurare la ‘velocità’ nella realizzazione dell’opera e i benefici ambientali. L’impianto, completamente automatizzato e con un sistema di regolazione dei livelli dei canali di tutta Padova, è stato messo in servizio in tempi da record - dieci mesi - con una produzione annua stimata intorno ai 5.100.000 kWh. L’energia elettrica prodotta è ceduta alla rete di distribuzione cittadina, con un risparmio annuo di 1.000 tonnellate di petrolio e 5 tonnellate di mancate emissioni di CO2. Il canale di scarico è posto a valle dello scaricatore, costruito con un condotto a forma piramidale che si appoggia alla platea esistente e sbocca a cielo aperto in corrispondenza del bacino di restituzione.

La centrale di Voltabarozzo resterà un unicum? “ Questa realizzazione rappresenta il motore propulsivo per attuare nuovi interventi, tecnologicamente e ambientalmente validi, sino ad ora non considerati” spiega Boscolo.
“La nostra impresa, che fa della ricerca e dello sviluppo tecnologico il proprio cavallo di battaglia ha in studio diversi progetti simili, utilizzando sempre opere idrauliche esistenti e sfruttando un potenziale energetico altrimenti perduto”.
Non dimentichiamo che l’energia elettrica prodotta dalla centrale è inserita - a pieno titolo - nel circuito dei Certificati Verdi. Forse, anche l’ingegnere bergamasco Paleòcapa - buttato l’occhio sui lavori - sarà dunque fiero del felice esito a cui è giunta l’opera da lui iniziata.



 
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