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Dalla liberalizzazione dei mercati all'efficienza energetica Stampa E-mail
di Andrea Danese, ERG, end-use Efficency research Group (Dipartimento di Energetica Politecnico di Milano)

La liberalizzazione del mercato energetico è in corso. Con grandi attese, come la diminuzione dei prezzi dell’energia per effetto della competizione. E qualche effetto non previsto, come la concentrazione del settore della generazione di energia in solo sette oligopolisti dominanti. In un quadro al momento non chiaro e al quale occorrerà parecchio tempo per delinearsi in una struttura precisa, questa trasformazione però dimentica la seconda metà del mercato: la fornitura di energia da una parte, e l’efficienza negli usi finali dall’altra.
Le principali motivazioni a sostegno della liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas sono legate all’efficienza economica. Ci si aspetta, infatti, che la fornitura di energia possa diventare più efficiente, e che gli utenti finali possano beneficiare di prezzi inferiori per la fornitura dei cosiddetti ‘vettori energetici’ (gas, elettricità e benzina) grazie alla competizione tra i fornitori.
E così è stato, in alcuni Paesi che hanno liberalizzato i loro mercati dell’energia elettrica, come la Finlandia, dove i prezzi dell’elettricità sono tendenzialmente inferiori a quelli di nazioni in cui il monopolio continua ad essere preponderante.
È però significativo notare come ancora non esista un’analisi ad ampio spettro che mostri un legame diretto tra liberalizzazione e diminuzione dei prezzi.
Lo European Energy Market Deregulation Observatory, realizzato da Cap Gemini Ernst & Young, mostra come le dinamiche non siano univoche: Francia e Germania, nonostante la “lenta” liberalizzazione, hanno ridotto i prezzi più di Inghilterra e Danimarca, dove la liberalizzazione è stata più spinta. In alcuni casi, come in Gran Bretagna, la riduzione dei prezzi per i piccoli e medi utenti è stata causata in maniera determinante dall’azione dei soggetti regolatori delle tariffe, ovvero i soggetti che limitano la loro influenza sui segmenti del mercato rimasti sotto il controllo di monopoli naturali (trasmissione, distribuzione e vendita ai clienti vincolati). L’abbassamento dei prezzi non è probabilmente dovuto alla competizione del mercato all’ingrosso, dove le riduzioni di costo sono rimaste a vantaggio dei fornitori.

In ogni caso la competizione all’interno del mercato dell’energia non è sufficiente ad instaurare un sistema sostenibile di fornitura energetica per combinare, assieme, efficienza economica e rispetto per l’ambiente. Soprattutto se si intende garantire benefici stabili sulle bollette. In altre parole l’efficienza economica non coincide con l’efficienza del sistema, perché dimentica la competizione tra la fornitura di energia da una parte e l’efficienza negli usi finali dall’altra.
I vettori energetici non costituiscono il prodotto finale del mercato, sono ‘solo’ un prodotto intermedio.
Gli utenti finali, dell’industria, dei servizi, delle amministrazioni pubbliche e del settore residenziale non traggono beneficio direttamente dai vettori energetici. Quello di cui hanno bisogno sono i servizi energetici finali, come il benessere procurato da edifici o dagli apparecchi che utilizzano energia: l’illuminazione, il comfort termico, il cibo cotto o conservato, il trasporto, la produzione di manufatti. Solo puntando sull’ottimizzazione della conversione dei vettori energetici negli usi finali, oltre che alla liberalizzazione dei mercati, si riuscirà a intraprendere quella strada dell’efficienza del sistema energetico tanto auspicata.
Ma in che modo è possibile tutto questo?
La risposta va cercata nell’introduzione, su larga scala, di tecnologie energeticamente efficienti. Il potenziale di efficienza energetica è vasto, e può essere promosso attraverso un ampio spettro di strumenti: programmi per la gestione della domanda, consulenze mirate, contratti a prestazione da parte delle aziende distributrici di energia. Si stima che in questo modo sia possibile risparmiare circa un terzo dell’energia attualmente consumata, con un beneficio economico netto, soprattutto perché costa meno risparmiare una unità di energia piuttosto che produrla, distribuirla e venderla.

È una sfida, e non è pensabile che i grandi attori del mercato possano decidere da soli di promuovere programmi per l’efficienza energetica, nonostante i benefici economici che essi comportano. Le aziende energetiche rappresentano certamente i soggetti in grado di porsi professionalmente tra i fornitori di soluzioni per l’efficienza energetica e gli utenti finali. Specialmente per poter superare le notevoli barriere di mercato e per ridurre i costi di transazione dovuti alle misure di efficienza implementate. Ma gli incentivi economici intrinseci – viene evitata la costruzione di nuovi impianti, aumentano i clienti grazie ai servizi erogati, migliora l’immagine dell’azienda, si riduce il consumo di energia primaria mediante la sostituzione dei combustibili – non sono sufficienti perché le aziende possano aumentare le attività di risparmio a livelli accettabili per la creazione di un mercato energetico efficiente e rispettoso dell’ambiente.
In questo scenario appare evidente la necessità di creare un contesto normativo e legislativo nazionale, in grado di stimolare le politiche di promozione dei programmi e dei servizi dell’efficienza energetica. A supporto di ciò, l’esperienza di alcuni Paesi europei (Danimarca, Olanda e Regno Unito) mostra come le attività di efficienza siano state più efficaci grazie alla combinazione di molteplici fattori: la presenza di un obiettivo di risparmio energetico, concordato o imposto; la possibilità di recupero dei costi attraverso le tariffe dell’energia per evitare le perdite economiche nette; l’istituzione di uno schema standardizzato e obbligatorio per valutare i costi e i benefici delle attività intraprese.
Seguendo gli esempi europei e statunitensi si individuano alcuni meccanismi di policy che permettono di implementare l’efficienza del sistema e recuperare i costi dei provvedimenti. Le prospettive sono essenzialmente due: l’istituzione di un fondo dedicato, e l’imposizione, supportata eventualmente da fondi statali, di obiettivi per le aziende energetiche.
Nel primo caso il fondo dedicato per il finanziamento dei programmi di efficienza energetica verrebbe alimentato da una parte delle tariffe e dalla tassazione. Nel secondo caso sarebbe la regolazione tariffaria, limitata ai segmenti di monopolio (distribuzione, trasmissione e vendita agli utenti finali), a permettere il rimborso dei costi dei programmi intrapresi. Anche i ricavi diretti dei servizi per l’efficienza energetica forniti agli utenti finali potrebbero essere sufficienti, in molti casi, a coprire i costi sostenuti.

 



 
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