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di Flavio Delbono, vicepresidente Regione Emilia-Romagna

L’energia rappresenta una questione di grande rilevanza con risvolti internazionali, nazionali e locali. A livello internazionale, il tema energetico viene sempre più identificato con il problema dei cambiamenti climatici e i tentativi di limitarne la portata, con particolare riferimento al famoso Protocollo di Kyoto che prevede un contenimento entro il 2010 di circa il 6,5% rispetto al 1990 delle emissioni inquinanti “a effetto serra”, principali responsabili dei cambiamenti climatici della Terra. A livello nazionale e locale la Riforma Bassanini (legge 59/97) e ancora di più la riforma del Titolo V della Costituzione qualificano gli enti locali e soprattutto le Regioni come soggetti dotati di poteri e competenze in materia energetica.
Non sono certo gli enti pubblici a dover assicurare l’operatività del mercato energetico, tuttavia è evidente come essi debbano fino in fondo svolgere il proprio ruolo di programmazione e regolazione del settore energetico, cercando di mettere a punto delle azioni e degli strumenti idonei a tutelare gli interessi pubblici in gioco e cioè ad assicurare la fruibilità e la diffusione territoriale dei servizi energetici, la tutela degli utenti-consumatori e in particolare delle fasce sociali più deboli, la sicurezza delle popolazioni, la difesa delle risorse naturali.
Per svolgere un’attività di programmazione degna di questo nome occorre prima di tutto fissare degli obiettivi. Il primo deve essere quello di garantire la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti di energia, da assicurare attraverso una crescente qualificazione dei servizi e delle imprese; il secondo, da contemperare con il primo senza che debbano per forza essere individuate gerarchie, è quello di garantire una produzione il più possibile rispettosa dell’ambiente.
La compatibilità fra sviluppo economico, sviluppo delle infrastrutture energetiche, tutela dell’ambiente, uso razionale delle risorse territoriali forma l’obiettivo del Piano Energetico Regionale il cui concetto guida si può riassumere in questa frase: “sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale”. Il che significa incentivare il risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia; favorire lo sviluppo e la valorizzazione delle fonti rinnovabili; promuovere la competitività regionale contribuendo ad elevare l’affidabilità e la economicità degli approvvigionamenti; assicurare le condizioni di compatibilità ambientale e di sicurezza dei processi di produzione, trasformazione, distribuzione dell’energia.
Concretamente, il Piano Energetico Regionale (PER) dell’Emilia-Romagna punta all’autosufficienza della produzione elettrica regionale entro il 2010 realizzando nel contempo il pieno rispetto degli obiettivi fissati con il protocollo di Kyoto. Per rendere efficiente il sistema energetico regionale e per ridurre il suo impatto sull’ambiente è necessario sviluppare diverse azioni, sia sul lato dell’offerta sia sul lato della domanda. Dal punto di vista dell’offerta, è evidente che una particolare attenzione deve essere posta all’incremento dello sfruttamento delle fonti rinnovabili e alla riqualificazione degli impianti esistenti.

Proprio questo è uno dei tratti distintivi del Piano Energetico approvato dalla Giunta regionale con una forte impronta ambientalista: il peso delle fonti rinnovabili (idroeletttrico, eolico, fotovoltaico, biomasse) aumenterà, insieme con la cogenerazione, fino a coprire il 25% della produzione di energia regionale raggiungendo così gli obiettivi indicati dall’Unione europea. La sfida è quella di trovare incentivi adeguati per promuovere le fonti di energia rinnovabile. La tecnologia offre oggi opportunità che devono essere colte al volo. A maggior ragione in un mercato “liberalizzato” è necessario creare tutte le condizioni affinché siano gli stessi operatori energetici ad investire nelle fonti rinnovabili, nella sostituzione degli impianti ormai vetusti, in azioni di educazione energetica che permettano ai cittadini di fare un utilizzo intelligente delle risorse energetiche. Le interrelazioni occorrenti tra energia e ambiente, unitamente a quelle relative al contenimento delle emissioni climalteranti, alla riduzione dell’impatto ambientale, acustico e dei consumi, conducono ad affrontare l’altra ragguardevole sfida che si profila: il governo della mobilità e dei trasporti in una logica sempre meno di emergenza e temporaneità e sempre più di intersettorialità, come richiesto dall’articolata complessità del fenomeno. La dispersione insediativa derivante dalla progressiva separazione delle dinamiche concernenti la scelta della residenza rispetto all’allocazione delle attività produttive e dei centri di servizio determina un rilevante incremento delle consuete occasioni di mobilità nonché della complessiva estensione dei percorsi, enfatizzando conseguentemente l’impatto ambientale da questi generato.

La Regione Emilia-Romagna ha assunto, integrandoli compiutamente, la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile quali obiettivi preminenti da perseguire nella molteplicità degli ambiti di competenze e responsabilità ad essa afferenti.
Tale volontà si è tradotta nell’emanazione di un corpus normativo-regolamentare che si esplica principalmente nei contenuti della nuova legge sul trasporto pubblico, nella L.R. 020/00 relativa alla disciplina sulla tutela e l’uso del territorio, nel Piano di Azione Ambientale per un Futuro Sostenibile, nel Piano Regionale Integrato dei Trasporti (PRIT), nella designazione di un Responsabile della Mobilità Aziendale (Mobility Manager) al quale compete la redazione e l’attuazione di un Piano della Mobilità incentrato sulle molteplici e complesse tematiche della mobilità sostenibile. Gli assunti e le proposizioni concettuali che accomunano campi diversi consistono nell’incremento della compatibilità tra sistema della mobilità, usi del suolo e ambiente urbano in senso lato, nel conferimento di un particolare rilievo alle problematiche concernenti la valutazione dei costi esterni quali efficaci e innovativi strumenti di supporto decisionale, nell’attuazione di politiche di incentivazione ai cambiamenti volte a favorire un’evoluzione e una trasformazione del territorio finalizzata al compiuto conseguimento della qualità urbana nella sua accezione più ampia e del soddisfacimento delle esigenze dei cittadini. Con il PRIT, ad esempio, la cui strategia è basata sul raggiungimento degli obiettivi della Conferenza di Kyoto, la Regione ha inteso rendere maggiormente affidabile e efficiente l’intero sistema della mobilità, riducendo l’impatto ambientale da questa cagionato e i costi derivanti, promuovendo altresì il ricorso a differenti e molteplici modalità di trasporto (intermodalità), sfruttando vantaggiosamente le specificità e le potenzialità offerte da ciascuna di esse.
’impegno della Regione Emilia-Romagna - che ha recentemente ottenuto, con Bologna e Ferrara, il Premio Europeo del Trasporto Pubblico, patrocinato dalla Commissione Europea, per l’insieme delle misure finalizzate ad una mobilità urbana sostenibile - proseguirà anche nel futuro, con il metodo della concertazione che si è rivelato vincente, per favorire lo sviluppo di un’offerta di mobilità maggiormente efficiente e adeguata alle esigenze dell’utenza, e per promuovere, dal lato della domanda, l’utilizzo di sistemi innovativi di trasporto.



 
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