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Anche nell'acqua scorre la geopolitica Stampa E-mail
di Paolo Berbenni* e Silvia Stival**
* DIIAR, Politecnico di Milano, ** ASM Brescia SpA

Quasi mai ci soffermiamo a pensare all’acqua, la più preziosa delle risorse naturali, come ad un bene collettivo, vitale, ma anche non rinnovabile, esauribile tanto quanto l’energia. L’acqua è patrimonio dell’umanità, un diritto naturale di tutti, che non conosce limiti e confini, ma che, di fatto, non è garantita a tutti nello stesso modo. Per noi l’acqua rappresenta una risorsa notoriamente abbondante e di scarso valore ma, milioni di persone, a causa della sua scarsità, devono decidere ogni giorno se dissetarsi, lavarsi o irrigare la propria terra.
Il consumo di acqua è aumentato più del doppio rispetto al tasso di crescita della popolazione durante questo secolo e già un certo numero di regioni ne stanno sperimentando la scarsità. C’è un notevole incremento di Paesi dove la domanda sta superando la locale fornitura; il risultato di questo “stress” idrico è una limitazione nello sviluppo, soprattutto per le società più povere. A causa della povertà, almeno un quinto della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile e più della metà non ha un’adeguata fornitura igienico-sanitaria. Quasi un terzo degli abitanti nei Paesi in via di sviluppo soffre di disturbi legati all’acqua e all’alimentazione, causa di infezioni e malattie dovute alla presenza di microrganismi patogeni: ogni anno 10 mila persone muoiono per la mancanza d’acqua potabile mentre 30 milioni di persone sono colpite da epidemie e contagi dovuti al suo inquinamento.

La richiesta idrica è così elevata che parecchi dei più grandi fiumi hanno diminuito il loro volume di portata e molte delle risorse idriche sotterranee sono svuotate più velocemente del loro naturale tempo di ricarica. Un numero sempre crescente di fiumi, laghi e acquiferi sotterranei sono stati inquinati da rifiuti umani, industriali e agricoli. L’inquinamento non riguarda solo le acque destinate al consumo umano ma anche una gran parte degli oceani e, di conseguenza, della vita acquatica. L’elevato consumo di acqua e il forte inquinamento hanno già causato notevoli danni ai diversi ecosistemi, dagli effetti sulla salute umana, dovuti al consumo di cibi contaminati, alla scomparsa di molte specie animali. Il paradosso è che la quantità di acqua disponibile sarebbe sufficiente per soddisfare il fabbisogno di 15 miliardi di persone, se solo questo preziosissimo bene fosse accessibile e distribuito equamente. La condivisione dell’acqua è stata causa di ineguaglianze sociali e guerre non solo in passato; ancora oggi il suo accesso rappresenta una bomba ad elevato potere esplosivo.

È difficile definire quale sia la quantità totale di acqua presente sulla Terra, soprattutto a causa della sua dinamicità; è in continuo movimento, cambia costantemente aspetto e si trasforma passando da una fase all’altra. Una stima approssimativa può essere fornita considerando la quantità presente nell’idrosfera e quella contenuta nelle falde sotterranee fino alla profondità di duemila metri. Di tutta quest’acqua solo una piccola parte è quella disponibile; si tratta delle quantità di acqua rinnovabili annualmente durante il ciclo idrologico. Esse comprendono principalmente le acque dei fiumi e degli acquiferi superficiali, per un valore stimato in 42.700 km3 l’anno, che è però estremamente variabile nello spazio e nel tempo. In termini assoluti, i maggiori volumi di acqua sono quelli dell’Asia e del Sud America; i minori appartengono all’Europa e all’Australia. La disponibilità pro capite si inverte e si trova, ad esempio, che l’Asia ha il valore più alto in termini di volume totale e il più basso per quello pro capite.

Un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione è la variabilità delle risorse nel tempo; di anno in anno le quantità considerate possono infatti presentare uno scostamento anche del 15-25% rispetto al valore considerato. Le variazioni delle riserve rinnovabili totali seguono un ciclo naturale. Si alternano periodi secchi a stagioni umide e la diversità rispetto ai valori medi può essere sostanziale sia in termini di durata che di grandezza. Le precipitazioni sono anche distribuite in modo differente durante le varie stagioni dell’anno; durante i periodi delle piogge cade circa il 60 – 70% del totale annuo. Nei mesi che vanno da maggio ad agosto si registrano quasi la metà delle precipitazioni sull’intera superficie della terra. In particolare, le variazioni climatiche hanno la loro espressione più evidente nelle regioni aride e semiaride. In queste zone, infatti, i valori riferiti ad un singolo anno possono essere anche di due volte minori rispetto alle quantità stimate sul lungo periodo mentre nelle zone umide la differenza non supera quasi mai il 15 – 25%.

Più significativi sono sicuramente i dati relativi alle risorse idriche realmente disponibili. Infatti, solo 13.500 dei 42.700 km3 di acqua sono quelli facilmente accessibili e, di questi, solamente un terzo viene attualmente prelevato per soddisfare la richiesta umana. A livello globale, la situazione idrica sembra essere rassicurante; la quantità di acqua disponibile per persona risulta infatti maggiore rispetto ai valori dei consumi. In realtà, ci sono molti Paesi nel mondo che vivono in condizioni di scarsità d’acqua; con questo termine si indica l’esistenza di una situazione in cui i prelievi sono tali da non soddisfare la richiesta umana, causando così un continuo aumento della competizione fra le diverse fonti di consumo. Attualmente, all’incirca 500 milioni di persone, più dell’8% della popolazione mondiale, vivono in Paesi il cui accesso alle risorse idriche sta raggiungendo un livello critico. A livello locale i più elevati problemi di stress idrico riguardano la quasi totalità dei Paesi dell’Africa e una buona parte dei territori asiatici che presentano livelli di copertura inferiori al 50%.

Il cambiamento del clima avrà probabilmente un pesante effetto sull’andamento del ciclo idrologico. Secondo alcuni modelli climatici, l’aumento delle quantità dei gas di effetto serra sarà la causa di un incremento della temperatura media sulla superficie terrestre di 1,5-4,5 °C entro i prossimi cento anni. In realtà, i modelli climatici attualmente disponibili sono in grado di fare una valutazione solamente a livello globale mentre non forniscono alcuna previsione su ciò che potrebbe accadere su scala regionale. È probabile che le precipitazioni aumenteranno in alcune aree e diminuiranno in altre. Nelle zone dove ci sarà un incremento, i più elevati tassi di evaporazione potranno comunque portare ad una riduzione dei processi di ruscellamento mentre il riscaldamento globale farà diminuire le riserve di ghiacciai e di nevi perenni nelle regioni montuose più fredde.
Le conseguenze saranno il costante calo delle riserve di acqua dolce, un maggior tasso di evaporazione e la diminuzione della portata delle sorgenti. È stato calcolato che un calo del 10% delle precipitazioni e un aumento di 1-2 °C delle temperature avrà come effetto la riduzione del 40-70% della raccolta d’acqua nei bacini idrografici. Il peggioramento delle condizioni di siccità, unito all’eccessiva estrazione delle acque di falda, potrebbe portare alla lisciviazione dei terreni, cioè alla solubilizzazione dei composti salini di superficie nel terreno saturo sottostante. Nelle zone costiere la riduzione della pressione della falda freatica convoglierebbe anche acqua di mare alle riserve sotterranee di acqua dolce, rendendole così inutilizzabili.

Contemporaneamente, una più elevata presenza di anidride carbonica nell’atmosfera dovrebbe migliorare la capacità di fotosintesi nelle piante, che, a sua volta, produrrebbe una più veloce evapotraspirazione. La somma di tutti questi effetti sarebbe estremamente negativa per i bacini idrografici dei fiumi, i livelli dei laghi, per gli acquiferi e le altre fonti di acqua dolce; un calo delle disponibilità idriche creerebbe inoltre enormi problemi alla popolazione, all’agricoltura e all’ambiente. La lisciviazione e l’intrusione di acqua salata renderebbe inutilizzabili le riserve di acqua dolce, sia per uso umano sia per quello agricolo; l’aumento delle precipitazioni e del tasso di evaporazione danneggerebbe le terre coltivate, le foreste e altri ecosistemi; i conflitti per l’uso delle risorse idriche potrebbero aumentare. Altra conseguenza dell’alterazione del ciclo idrologico riguarda la frequenza degli eventi estremi quali alluvioni e siccità, le cui conseguenze catastrofiche sono sotto gli occhi di tutti. I Paesi più poveri, già attualmente sottoposti ai maggiori problemi di carenza idrica, con le relative conseguenze di ordine igienico-sanitario, economico e sociale, sarebbero sicuramente quelle più a rischio data la loro posizione geografica.

Le attività umane che richiedono i maggiori quantitativi di acqua sono l’irrigazione dei terreni agricoli, le produzioni industriali e i consumi domestici. Nel mondo, le quantità richieste da questi tre settori sono molto variabili in quanto sono influenzate da numerosi fattori: il livello di sviluppo economico e sociale, il numero di abitanti, le caratteristiche geografiche e climatiche, l’area servita. La combinazione di tutti questi aspetti determina il volume e la tipologia dei consumi, la loro dinamicità e il loro sviluppo nel tempo. Per esempio, i maggiori usi agricoli si registrano nelle regioni più povere del Pianeta, mentre nei Paesi più sviluppati hanno una netta prevalenza i consumi di origine industriale; in questi ultimi si nota anche un più elevato utilizzo per le attività domestiche e civili.

Quale sarà a questo punto il futuro dell’acqua?
Lo sviluppo delle risorse idriche è circondato dall’incertezza. È necessario, per affrontare l’attuale crisi idrica, identificare questa incertezza e formulare strategie e azioni basate sul bilancio fra domanda e offerta e sul concetto di acqua quale risorsa indispensabile all’uomo e all’ambiente. È difficile dare un’immagine dettagliata del mondo nel 2025 ma è possibile fornire un’analisi generale esaminando i fattori fondamentali che influenzeranno, e saranno a loro volta influenzati, dall’utilizzo delle risorse idriche; secondo una stima delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale aumenterà dagli attuali 5,7 miliardi (dato relativo al 1995) a circa 8,3 miliardi nel 2025; un incremento di 2,6 miliardi di persone, molte delle quali saranno concentrate nelle aree urbane dei paesi in via di sviluppo, già oggi sottoposte a seri problemi di stress idrico. La dimensione dell’impatto dato dalla crescita demografica dipenderà dalle quantità di consumo delle risorse naturali e dall’inquinamento; in funzione del tipo di tecnologie usate l’utilizzo dell’acqua potrebbe aumentare o diminuire rispetto al livello odierno. Per esempio, se fosse prodotto più cibo aumentando il tasso di irrigazione, usando le attuali tecniche agricole, il consumo di acqua aumenterebbe; lo stesso discorso vale per lo sviluppo industriale. Al contrario, usando tecnologie più efficienti, si potrebbe sia ridurre le quantità di acqua necessarie sia il livello di inquinamento.

Il maggior aumento di richiesta alimentare verrà dalle zone aride dei Paesi in via di sviluppo, quelle con il più elevato tasso di crescita demografica. Molti di questi avranno difficoltà a incrementare la propria produzione agricola e l’acqua diverrà un fattore limitante; dovranno quindi scegliere se utilizzare le scarse risorse a loro disposizione per mantenere l’autosufficienza alimentare o per produrre beni di alto valore, da esportare in cambio di importazioni agricole. Nonostante la forte incertezza sulle future necessità idriche, è abbastanza chiaro che tutti i settori di utilizzo, agricolo, industriale e domestico, aumenteranno la loro richiesta. Stando agli attuali consumi, circa due terzi della popolazione mondiale, nel 2025, potrà essere soggetta a carenza d’acqua. Diventa sempre più urgente la necessità di modificare gli odierni modelli di consumo e di costruire progetti di fornitura tali da garantire acqua per tutte le persone e assicurare una distribuzione equa dei benefici.

Il World Water Council identifica i seguenti primari obiettivi, raggiungibili attraverso una gestione integrata della risorsa idrica:

  • affidare a donne, uomini e comunità le decisioni relative al proprio livello di accesso all’acqua e il tipo di uso che ne vogliono fare;
  • produrre una maggiore quantità di cibo per ogni unità di acqua e assicurarne a tutti l’accesso;
  • gestire il consumo idrico in modo da conservare qualità e quantità dell’acqua.

Le azioni necessarie per raggiungere questi obiettivi sono il coinvolgimento dei singoli utilizzatori nella gestione della risorsa; la considerazione dell’acqua quale bene economico e quindi con un suo costo; l’incremento dei fondi pubblici per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie; la necessità di cooperazione per la gestione dell’acqua nei bacini idrici internazionali; l’aumento degli investimenti per le infrastrutture idriche. Data la serietà della situazione e i crescenti rischi per il futuro, c’è l’urgente necessità di agire, il più efficacemente e rapidamente possibile. Le comunità internazionali devono sforzarsi per risolvere questa situazione; l’acqua e la terra devono essere protette da una degradazione a lungo termine che potrebbe minacciare la produzione alimentare, l’ecosistema acquatico, la salute umana e la biodiversità. C’è la necessità di ridurre la quantità d’acqua per unità di produzione, usando tecnologie più efficienti; l’inquinamento deve essere ridotto, eliminate le sostanze tossiche che si accumulano nella catena alimentare. I progressi fin’ora raggiunti sono insufficienti e inadeguati: se si vuole raggiungere l’obiettivo prefissato qualcosa deve cambiare radicalmente. In realtà, come è stato sottolineato al secondo Forum mondiale dell’acqua, “una grande quantità di problemi deve essere risolta, e la maggioranza di questi sono istituzionali e sociali, piuttosto che tecnici”.



 
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