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Fonti rinnovabili meno onerose con un sistema capillare di reti Stampa E-mail

a cura di Massimo Protti - presidente di Assoutility e presidente Tavolo della Domanda di Energia Confindustria


Lo scorso 27 marzo l’intervento sul tema delle fonti rinnovabili del vice presidente di Confindustria, Antonio Costato, pronunciato in occasione del seminario del GSE-Assolombarda, ha innescato numerose polemiche. Polemiche che ci hanno lasciato decisamente perplessi.
L’attenzione è stata infatti concentrata unicamente sul colore dell’intervista, effettivamente forte, ma i veri problemi, finalmente sollevati da Costato, sono stati di fatto glissati. Ovvero un sistema di incentivazione che non sempre alloca le rendite in base alla maggiore efficienza degli impianti e che non responsabilizza il produttore attraverso misure che evitano di aggravare i costi per la collettività. Confindustria, e il Tavolo della Domanda che rappresenta chi paga, sono da sempre schierati con la ricerca, il sostegno allo sviluppo, l’incentivo alle fonti rinnovabili, in un quadro di efficienza e di continua verifica del giusto rapporto costi-benefici, senza per questo indulgere in costose regalie che nulla hanno a che vedere con l’efficienza, la ricerca, il potenziamento delle rinnovabili.

L’attuale sistema incentivante, non caratterizzato da un premio per l’innovazione, la ricerca e il rischio imprenditoriale ma improntato ad una sistematicità di rapporto tra autorizzazione-finanziamento-rendita, non rappresenta quanto necessita al Sistema Italia, soprattutto se abbinato a sperequazioni che ricadono immancabilmente sulle bollette di tutti gli Italiani.
È sotto gli occhi di ciascuno di noi, e da tempo oramai all’indice in Paesi che hanno nell’innovazione il fiore all’occhiello (quali ad esempio Germania e Spagna), la necessità di abbinare all’incentivazione allo sviluppo delle fonti rinnovabili la giusta attenzione alle risorse necessarie e conseguentemente alla responsabilizzazione delle fonti rinnovabili stesse: corretta previsione della produzione nell’ambito della prevedibilità delle fonti naturali.

Senza questa semplice verità è necessario affiancare alle fonti rinnovabili – con un percorso che porta come in America allo shutdown dell’eolico – un parco termoelettrico di pari potenza, con un costo e uno spreco energetico e ambientale pari se non superiore all’impegno per il rinnovabile! Già allo stato attuale in Italia il costo per il solo sbilanciamento delle fonti rinnovabili rischia di andare fuori controllo, quando una attività previsionale potrebbe mitigare l’impatto e il costo. Come è stato fatto in Spagna, dove effettivamente, attraverso una specifica funzione di programmazione e previsione, si è ridotto il costo a carico del sistema. In Germania l’esercizio delle fonti rinnovabili è responsabilizzato nei confronti della corretta previsione di produzione, senza per questo penalizzare l’incentivazione allo sviluppo delle fonti rinnovabili stesse.

A questo punto si può quindi affermare che, a volte, il colore serve per accendere correttamente l’attenzione sui problemi. Il Tavolo della Domanda si riconosce, quindi, nelle tematiche illustrate dal vice presidente Costato e invita gli interlocutori, che pagano, ad affrontare serenamente la discussione, apertamente, nell’interesse dello sviluppo corretto della tecnologia e nel rispetto delle esigenze di efficienza che il momento impone. Siamo per altro convinti che lo sviluppo delle fonti rinnovabili debba essere accompagnato ad uno sviluppo coerente delle reti elettriche di trasporto, al fine di rendere efficiente il dispacciamento di questa energia che, in molti casi, non è programmabile.

Questo è il vero problema: ci sono oneri, oltre l’A3, su cui pesano gli incentivi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, che non sono evidenti in bolletta perché annegati nel prezzo dell’energia, ma che invece paghiamo e che dovrebbero spingere investimenti in nuove infrastrutture elettriche. Su questo punto è necessario lavorare al fine di rendere trasparente il mercato del dispacciamento e implementare il sistema di reti, come hanno fatto gli altri Paesi europei, cosa che consentirebbe di rendere meno onerose le fonti rinnovabili, anche quelle per loro natura non programmabili.

È indispensabile che venga finalmente implementato uno sviluppo capillare delle nostre reti, superando tutti i problemi relativi al permitting che rallentano ogni nuova iniziativa. Su questo punto Confindustria ha promosso un gruppo per la semplificazione degli iter, ma è necessario che tutti - istituzioni, Terna, Enti locali e associazioni ambientaliste - facciano la propria parte se si vuole realmente aiutare lo sviluppo di tutte le fonti rinnovabili.

 
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