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L'efficienza energetica nel 20-20-20 c'entra un pò di striscio Stampa E-mail

di Ugo Farinelli


Nel pacchetto dell’Unione europea che ormai siamo abituati a chiamare 20-20-20, l’efficienza energetica – che in qualunque politica energetica sostenibile ha un ruolo centrale – c’entra un po’ di striscio.
Tra gli obiettivi a livello europeo per il 2020, infatti, oltre alla riduzione delle emissioni dei gas serra del 20 per cento rispetto al 1990, e al raggiungimento di una quota del 20 per cento di contributo delle fonti rinnovabili alla domanda complessiva di energia, compare anche la diminuzione del consumo di energia del 20 per cento rispetto ai livelli previsti per il 2020, grazie a una migliore efficienza energetica.
Abbiamo già, in questo caso, una differenza rispetto agli altri due obiettivi, i quali sono definiti in modo quantitativo e facilmente verificabile, mentre l’obiettivo sull’efficienza si riferisce a una previsione teorica (i livelli previsti) e non verificabile. Chi fa questa previsione e su che base?
Inoltre, un obiettivo sui consumi complessivi non è di per sé un obiettivo di efficienza energetica: i consumi possono cambiare (e in effetti cambiano) soprattutto perché cambia il mix della produzione, quindi perché cambia il tipo di domanda (per esempio più servizi e meno beni materiali) o perché si importano in misura crescente (come sta avvenendo) beni ad alto contenuto di energia prodotti all’estero.
Maggiore efficienza energetica dovrebbe invece voler dire che si spende meno energia per ottenere lo stesso prodotto o gli stessi servizi. Ma le differenze si accentuano quando si passa a esaminare l’attuazione di questi obiettivi. [...]

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