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Le criticità del mercato del gas si possono superare Stampa E-mail
L’attuale situazione di difficoltà in cui si trova il sistema gas in Italia ha reso evidente il problema della sicurezza delle forniture: va rilevato che la sicurezza è di competenza particolare del ministero delle Attività produttive, il quale si sta facendo carico della gestione delle criticità attraverso il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio. L’Autorità per l’energia, che è presente nel Comitato tecnico, ha più volte sottolineato la serietà della situazione, la quale merita tutta l’attenzione con cui il Governo la sta seguendo con misure e provvedimenti opportuni. Per quel che riguarda il funzionamento del mercato, è stato più volte rilevato come le cause dell’emergenza siano riconducibili ad una strategia di contenimento dell’offerta posta in atto negli ultimi anni dall’operatore dominante, che dispone della rete nazionale e delle attuali infrastrutture di approvvigionamento dall’estero; ma anche della quasi totalità degli stoccaggi nazionali. Le cause sono di tipo strutturale: già nel marzo 2005 si verificò una prima crisi, che implicò l’adozione di specifici interventi (taglio della fornitura a clienti industriali “interrompibili”). Tale crisi dimostrò l’infondatezza del rischio di una “bolla” del gas, come da tempo l’Autorità aveva avuto modo di sottolineare.

La crisi attuale (inverno 2005-2006) è analoga alla prima, ma di dimensioni più rilevanti. Le contingenze, climatiche e geopolitiche delle ultime settimane, e un consistente aumento della domanda (che nel 2005 è stato sopra il 6 per cento rispetto all’anno precedente), hanno comunque acuito il fenomeno.
L’ingresso sul mercato di nuovi operatori, attraverso i programmi di gas release, non è stato in grado di trasferire ai consumatori i frutti favorevoli della concorrenza. L’esistenza di contratti take or pay di lungo periodo, sottoscritti dall’operatore dominante poco prima dell’entrata in vigore della Direttiva europea del 1998, e le difficoltà connesse all’assenza di una disciplina europea per le tariffe e per l’accesso trasparente e non discriminatorio ai gasdotti internazionali, vincolano fortemente i nuovi entranti.

In tale assetto di mercato in cui nuovi operatori possono soddisfare esclusivamente porzioni di domanda lasciata libera dall’incumbent, si è verificato un fenomeno di entrata senza concorrenza, ossia ciascun operatore serve la propria quota di mercato con una modesta spinta alla conquista di quote maggiori. Inoltre, gli stessi incentivi ad investire nell’approvvigionamento di gas da parte di altri operatori risultano vincolati all’esistenza di porzioni di domanda lasciata libera dall’incumbent.

Un vero mercato del gas sarà perciò possibile a tre condizioni: che ci sia un’offerta ragionevolmente superiore alla domanda; che l’offerta sia plurale e non riconducibile a un solo soggetto; che il soggetto titolare di trasporto e stoccaggio della materia prima sia indipendente e neutrale rispetto a tutti gli altri operatori, così come già previsto per il mercato elettrico. L’Autorità, nel rispetto delle competenze e delle strategie per la sicurezza proprie del Governo, ha da tempo posto in atto tutti gli strumenti a sua disposizione per sostenere tali strategie.

Un rilevante e necessario contributo per la diversificazione ed economicità delle fonti di approvvigionamento, per la concorrenza e il conseguimento di una maggiore flessibilità, dovrebbe provenire dall’attivazione, più sollecita possibile, di terminali di rigassificazione per gas liquido, importabile via nave da nuovi, promettenti e competitivi fornitori (mercati africani, medio-orientali e asiatici). A sostegno di questi sviluppi e per la parte di competenza, l’Autorità sta implementando una regolazione incentivante per i nuovi investimenti nelle infrastrutture di trasporto e rigassificazione che, nel prossimo periodo regolatorio, potranno beneficiare di una maggiore remunerazione.

Per garantire il necessario incremento di offerta, l’Autorità sostiene la necessità di una tempestiva realizzazione di nuovi gassificatori, come pure di un sollecito (entro il 2008) aumento di 6,5 miliardi di metri cubi/anno della capacità di trasporto per ognuno dei gasdotti già congestionati: TTPC (per il gas algerino) e TAG (per il gas russo); l’urgente aumento della capacità del TAG è stato richiesto anche da altri Paesi della Ue (Austria e Slovenia in particolare).

La disponibilità sollecita di una capacità aggiuntiva da 13 miliardi di metri cubi/anno è rilevante per contribuire alla sicurezza dell’offerta tenendo presente: la crescita sostenuta della domanda, registrata nel corso di questi ultimi tre anni; le forti opposizioni locali che ancora ostacolano la necessaria costruzione di nuovi terminali di rigassificazione; la scarsità di stoccaggio, che lo scorso inverno ha contribuito a determinare l’interruzione della fornitura per alcuni clienti nonché il ricorso alle riserve strategiche, e che in questi giorni rende certamente difficile la gestione dei problemi di sicurezza venutisi a creare. Sempre per quanto riguarda i gasdotti, si auspica anche l’attivazione prospettica di nuovi collegamenti; ad esempio Italia-Grecia (entro il 2010) verso Turchia e Oriente, Algeria-Sardegna-Toscana o Liguria (Galsi).

Per quanto riguarda gli stoccaggi, l’Autorità auspica che il Governo impegni Stogit, fin da subito, in un piano di potenziamento degli impianti esistenti.
A tal proposito, va ricordato come già nel 1998 e poi nel 2000 fossero state assegnate concessioni per nuovo stoccaggio su cui a tutt’oggi non sono stati avviati lavori. Si tenga presente che, se i lavori su tali concessioni si fossero svolti con le tempistiche usuali, già da almeno due anni l’Italia disporrebbe di trenta milioni di metri cubi al giorno di gas di punta e tre miliardi di metri cubi l’anno di stoccaggio. Ciò significa che avrebbero potuto essere evitate sia l’emergenza dello scorso marzo, sia quella affrontata in questi giorni. Inoltre, l’accumulo negli stoccaggi di gas acquistato a condizioni di mercato assai più favorevoli delle attuali, consentirebbe oggi di beneficiare quantomeno di una scorta economicamente conveniente, se non addirittura di poter reimmettere tale gas (fatte salve le prioritarie esigenze della sicurezza) sul mercato internazionale con benefici per il sistema Paese.

Nelle attuali condizioni di limitata capacità di stoccaggio, invece - pur al netto dei benefici derivati da nuove disposizione di legge sugli ammortamenti, intervenute nel 2003 - l’utile netto di Stogit nel 2004 è stato pari al 30 per cento dei ricavi complessivi. Si tenga conto che le migliori performance di tutto il settore energetico, che sono poi quelle delle compagnie petrolifere, non vanno oltre il 16 per cento di utile netto sui ricavi.

L’Autorità non ha il potere di costringere gli operatori ad effettuare investimenti ma solo quello di renderli ragionevolmente profittevoli; la mancata realizzazione degli investimenti può rispondere a logiche diverse da quelle del business regolato e rende quindi urgente un intervento del governo e del Parlamento che escluda eventuali manovre di restrizione dell’offerta di stoccaggi che favorirebbero il controllo del mercato del gas da parte del soggetto dominante.
In attesa dell’auspicata e urgente realizzazione della terzietà e dell’indipendenza di Stogit, con la delibera n. 119/05 l’Autorità ha definito nuove regole di accesso ai servizi di stoccaggio secondo criteri che favoriscano lo sviluppo della concorrenza e il miglioramento dell’efficienza e della sicurezza del sistema gas. Il provvedimento che recepisce quanto disposto dal nuovo Regolamento europeo del settore gas contiene inoltre le norme per la definizione dei codici di stoccaggio che dovrebbero rafforzare l’offerta dei servizi speciali e di flessibilità.

La costruzione di infrastrutture (di adduzione, trasporto e stoccaggio) adeguate all’auspicato aumento dell’offerta costituisce inoltre il presupposto perché si inneschi una vera competizione sui prezzi e perché l’Italia possa diventare un vero e proprio hub del Sud Europa, base di scambio per i mercati internazionali di approvvigionamento e consumo.
In sostanza un forte impulso agli sviluppi infrastrutturali delineati dovrebbe consentire, dopo aver risolto i più urgenti problemi nazionali rappresentati (di mercato e sicurezza), una trasformazione dell’Italia da Paese importatore di gas a Paese di transito, con tutti i vantaggi che una simile condizione potrebbe garantire ai consumatori nazionali (disponibilità, continuità ed economicità del servizio). Un simile percorso di sviluppo appare per altro urgente anche per sopravanzare, per tempi e volumi, progetti concorrenti già previsti da altri Paese (dei Balcani e della Penisola Iberica).

Tali linee strategiche sono state illustrate, recentemente, nell’intervento dell’Autorità davanti alla X Commissione Attività produttive della Camera il 19 gennaio scorso.
Per concludere vanno ricordati altri tre ambiti di intervento che hanno visto protagonista l’Autorità: modalità e tariffe relative all’uso della rete, degli stoccaggi, della rigassificazione, con incentivi per lo sviluppo delle infrastrutture e il loro efficiente utilizzo; accesso per i nuovi entranti e prevenzione di comportamenti discriminatori da parte dell’incumbent o società da esso controllate; indagini e sanzioni circa scorrette attività di vendita da parte dei soggetti regolati.
Tutto ciò mostra con immediatezza come, rispetto all’elettricità, la liberalizzazione del mercato del gas in Italia sconti ancora un forte ritardo. Occorre proseguire con il processo di liberalizzazione affinché lo stesso induca il dispiegarsi di un mercato sempre più efficiente e capace di garantire ogni miglior condizione di prezzi e qualità per i consumatori.
 
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