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Quant'è arduo scartare le barrette (radioattive) Stampa E-mail

di Federico Santi

Sull'ultimo numero di questa rivista ho commentato il tentativo - maldestro, almeno nell'approccio - di localizzare il deposito nazionale di rifiuti radioattivi nel sito lucano di Scanzano Ionico. Nel mentre, come era prevedibile, elementi di novità sono intervenuti a modificare la situazione e mitigare i conflitti: se ne è a lungo pubblicamente discorso, inutile riprendere qui l'argomento. Utile invece - almeno così sembra dal responso dell'ultimo articolo - chiarire alcune proposte, allora appena accennate, di possibili percorsi evolutivi del problema di gestione del materiale  radioattivo italiano. Dopo le vicende lucane, infatti, la questione sembra ancor più complessa e quantomai ignota la via da seguire. Lascio ad un successivo approfondimento il delicato tema della possibilità di costruire con tecnologia tutta italiana un piccolo impianto nucleare evoluto, modulare, cogenerativo, a sicurezza intrinseca, bassissima produzione di materiale radioattivo, orientato al decommissioning : l'argomento è di importanza strategica per l'industria energetica italiana e merita una trattazione più estesa e dedicata, benchè le interrelazioni con la gestione delle scorie siano molto strette. Vorrei invece posizionare alcune pietre miliari a fondamenta dei possibili ragionamenti.[...]

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