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PAUSA-ENERGIA
 
Lo Bianco: "E' finita l'era dei finanziamenti allegri" Stampa E-mail

di Davide Canevari

Al principio c'era Enron; energia e business sembravano due realtà in perfetta sintonia. Il nuovo Eldorado consisteva nella scoperta di siti idonei alla realizzazione di impianti. Solo in Italia, per fare un esempio, il colosso energetico americano, e non solo, aveva sguinzagliato una decina di esperti del settore alla ricerca di queste "location". Lo stesso, naturalmente, succedeva in altri Paesi, ma il mercato italiano era ai primi posti della lista, tra quelli "particolarmente appetibili". La quotazione di un sito autorizzato, idoneo ad accogliere un tipico impianto da 800 MW, era valutata attorno ai 50 miliardi delle vecchie lire. Non esisteva un listino ufficiale, ma questo era - secondo le indiscrezioni di "radio mercato" - il valore di riferimento; abbastanza per stimolare una fiorente attività di trading. Ancora più appetibile sembrava essere la situazione negli Stati Uniti, con 100 mila MW in fase di progetto o con iter autorizzativi già avviati. L'unico collo di bottiglia segnalato dal settore aveva a che fare con i tempi di consegna delle turbine: troppa domanda a fronte di una produzione relativamente limitata (alcuni soggetti si sono rovinati opzionando impianti ancora prima di aver ricevuto un'autorizzazione, pur di scampare il rischio di rimanere senza).[...]

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