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INCHIESTA: quello che sanno gli italiani dell'energia solare Stampa E-mail

a cura della redazione

Amore a prima vista… per una (quasi) sconosciuta. Amore spesso virtuale, in parte contrastato, certamente contraddittorio. È quello che provano gli italiani per l’energia solare. Che piace, affascina, concentra su di sé molte delle speranze per un futuro energetico sostenibile, ma alla “prova dei fatti” rimane pressoché avvolta nel mistero. Pochi conoscono nei dettagli la differenza tra il solare termico e il fotovoltaico, ancor meno hanno pensato seriamente di installare un modulo sul tetto della loro abitazione. Eppure, quando si tratta di evidenziare le cause di una mancata diffusione del solare nel Bel Paese, subito riemergono le tesi degli intrighi internazionali, delle lobby dei petrolieri o dei grandi gruppi industriali, della scarsa volontà politica…

La verità è che la conoscenza di settore vive a tutti i livelli in uno stato di eclissi parziale. Probabilmente l’informazione, soprattutto quella “pratica” – per intenderci: dove acquistare un pannello, come pagarlo, come finanziare l’acquisto – è stata insufficiente. Per il futuro sembra dunque essere questa la sfida che dovranno raccogliere i media di settore e non, le manifestazioni fieristiche, gli stessi convegni e forum: aumentare la confidenza della gente comune con questa fonte energetica. Diffondere la consapevolezza che si tratta dell’unica fonte rinnovabile che realmente può essere sfruttata già oggi da ciascuno di noi. Basterebbe volerlo davvero.

Maggioranza luminosa
Non certo a sorpresa al sole viene associata una immagine positiva. La maggioranza degli italiani quando sente parlare di energia solare (la prima domanda del questionario) pensa al calore e all’elettricità. In presenza di risposte multiple ciascuna delle due voci è stata segnalata dal 45% per cento del campione intervistato.
Altri concetti associati sono quelli di “risparmio”, “scelta intelligente”, “fonte pulita”, “ecologia e ambiente”, “sorgente inesauribile”. Addirittura alcuni intervistati hanno legato al solare la rabbia (con implicito riferimento a una insufficiente diffusione), Beppe Grillo (potere della televisione!) e Daitarn III, un cartoon giapponese di fine anni Ottanta. In relazione al quesito in oggetto il consenso è stato unanime e non ha mostrato variazioni sostanziali al variare delle classi di età o delle aree di appartenenza. Per puro dovere statistico si riportano le uniche risposte in controtendenza: solare inteso come “argomento noioso”, “scelta preoccupante”, in grado di evocare l’idea delle “armi”. Tre eccezioni che non intaccano il consenso plebiscitario.

Al buio uno su quattro
La prima sorpresa si incontra analizzando i risultati della seconda domanda: “Ha mai sentito parlare di energia fotovoltaica?” Tra gli intervistati, uno su quattro ha infatti risposto negativamente. È molto interessante, in questo caso, approfondire l’indagine per classe di età, area di residenza, sesso. La sorpresa (negativa) principale giunge proprio dal fattore età che non condiziona in alcun modo le risposte. Tra il ragazzo diciottenne fresco di diploma e il pensionato non si ravvisa alcuna differenza sostanziale. Le proporzioni sono comunque le stesse: 75 per cento di sì e 25 per cento di no. Ciò significa evidenziare una sicura lacuna del sistema formativo scolastico. Che cosa ci saremmo aspettati, infatti? Che i giovani dell’era post crisi energetica avessero una sensibilità più elevata del problema, una maggiore attenzione e conoscenza. Per lo meno c’era da augurarsi che le nuove generazioni avessero più dimestichezza con il fotovoltaico. Nulla di tutto ciò.
Per quanto riguarda le aree di residenza, nell’area Nord Est è stato riscontrato il più elevato tasso di conoscenza (con una percentuale di sì pari all’82 per cento), mentre il Centro ha “ceduto” con una percentuale di informazione attorno al 67 per cento. Non sono state invece rilevate variazioni consistenti tra le città capoluogo e i comuni di minori dimensioni. Nella ripartizione per sesso i maschi (nell’82 per cento dei casi) risultano nettamente più informati delle femmine (65 per cento). Senza dare alla definizione un peso eccessivo potremmo dire che il prototipo ideale dell’italiano “solare” ha meno di 54 anni, risiede in una grande città del Nord Est ed è di sesso maschile. All’estremo opposto, è notte fonda, per una donna del Centro Italia, residente in un piccolo Comune, con una età superiore ai 55 anni.
I risultati della seconda domanda vengono ribaditi dalla terza: “Sa la differenza tra solare termico e solare fotovoltaico?”. Va innanzitutto chiarito che nella fattispecie la domanda del tipo si/no ha di per sé dei limiti. Non è infatti sicuro che a fronte di una risposta positiva l’intervistato conosca esattamente la differenza tra le due. Probabilmente se si fosse chiesto di precisare i concetti, molti dei sì non avrebbero trovato riscontro all’esame di un esperto. Si è scelto comunque di non inserire questo approfondimento per non appesantire l’indagine.
Stante questa premessa possiamo affermare che il 60,3 per cento degli italiani dichiara di non conoscere la differenza tra solare termico e fotovoltaico; il 39,5 per cento è invece “convinto” di saperlo. Appare dunque chiaro fin da questo livello di indagine che la maggioranza del campione intervistato non ha affatto le idee chiare sui potenziali utilizzi dell’energia solare. Questi dati, per altro, tendono a ridimensionare il risultato apparentemente molto positivo della seconda domanda: evidentemente alcune delle persone coinvolte dall’inchiesta hanno dichiarato di aver sentito parlare di energia fotovoltaica, avendo in realtà in mente il concetto di solare termico.

Sogno di grande potenza
Eppure, come si è detto, gli italiani continuano a confidare in questa sorgente di luce e calore, al punto da “prevedere” in un futuro l’esistenza di una produzione concentrata di energia da fonte solare, in grado di eguagliare la densità di potenza della generazione stazionaria da combustibili fossili. Alla domanda successiva “Oggi l’energia elettrica viene prodotta da grandi centrali a combustibili fossili; pensate che in futuro ci saranno centrali della stessa potenza che usano l’energia dal sole?” quasi sei intervistati su dieci hanno risposto in maniera affermativa, convinti di poter avere grandi centrali solari, da qualche centinaio di MW. Questa è stata per certi versi una sorpresa piacevole. Gli intervistati sono persuasi che la salvaguardia del pianeta dovrà “passare” per l’energia solare. Ma è una risposta che mostra il fianco a una critica. Nei confronti del solare il sogno prevale sulla realtà. Si è quindi disposti a scommettere su un futuro (per ora) improbabile meno di quanto si sia disposti a credere nel presente.
La fiducia nei grandi impianti e in un domani “radioso” sembra diventare quasi un alibi per l’opinione pubblica che in attesa di queste realizzazioni trascura il solare come fonte “domestica”. Le domande successive permettono di confermare questa impressione.

C’è aria di “Nimby”
Anche nel caso dell’energia solare gli italiani mostrano, infatti, una forma particolare di sindrome “Nimby”. Se non vogliono le grandi centrali a carbone nel “giardino di casa loro”, sembrano gradire poco anche i pannelli fotovoltaici o i moduli termici sul tetto delle loro abitazioni. Al di là di una posizione assolutamente favorevole in astratto, nel concreto solo il 32 per cento degli intervistati ha pensato “di acquistare pannelli fotovoltaici”. Inferiore – solo il 28,2 per cento - la percentuale di chi “ha pensato di acquistare un modulo solare per il riscaldamento dell’acqua”. Al di là delle dichiarazioni di principio, l’interesse per le applicazioni solari scende seccamente.
Lo conferma la domanda successiva – “Ha idea di quanto costi oggi un pannello fotovoltaico?” - che mette in luce la percentuale di persone che hanno effettivamente pensato di acquistare un sistema di generazione di elettricità o di calore e, a maggior ragione, di chi si è spinto oltre chiedendo un preventivo o per lo meno informandosi dei prezzi di mercato. Su oltre 500 risposte raccolte da Nuova Energia solo il 16 per cento ha indicato un prezzo. Un ulteriore approfondimento dell’analisi – su questo punto – non rivela grosse differenze. Tendenzialmente i maschi sono più informati delle femmine (19 per cento rispetto a 12 per cento), i giovani sotto i 34 anni mostrano un leggero vantaggio nei confronti dei più anziani, mentre si conferma la maggiore conoscenza dell’area Nord Est (22 per cento rispetto al 12 del Mezzogiorno).

Tornando al dato complessivo va poi aggiunto che quel 16 per cento di risposte positive è certamente sopravvalutato. La richiesta di una precisazione del prezzo in caso di risposta affermativa ha colto infatti in contropiede non pochi intervistati. In 31 casi si trattava di un valore totalmente sballato o chiaramente non rilevante da un punto di vista statistico (come nel caso di chi ha risposto “tantissimo” o “troppo”, oppure “dipende”). Soltanto l’11 per cento degli intervistati ha mostrato di essere realmente informato in materia.
L’aspetto economico – il costo dell’investimento iniziale per l’acquisto dei pannelli fotovoltaici – sembra per altro una barriera meno rilevante di quanto si potrebbe pensare di primo acchito. La maggior parte degli intervistati (il 55 per cento) si dichiara infatti “disposto a pagare di più la sua abitazione sapendo che alloggia pannelli fotovoltaici”. Il valore è certamente incoraggiante, ma ancora una volta occorre fare la tare alle intenzioni. Come dimostra la domanda precedente, un conto è dichiarare un proposito, altra cosa è confermarlo nei fatti con un preventivo in mano.
Alla luce di questi dati con un po’ di malizia si può dunque ribadire che quella della grandi centrali solari più che una convinzione… è una aspirazione, quasi gli italiani preferissero togliersi il pensiero di dover scendere in campo in prima persona.

Notte fonda sulle informazioni
Ciò che appare inconfutabile, da questa raccolta di opinioni, è l’assoluta insufficienza di informazioni. Probabilmente il settore (inteso come produttori di sistemi fotovoltaici e termici) ha comunicato in questi anni direttamente con gli installatori o i progettisti, non con l’utente finale. La stessa stampa quotidiana – che di tanto in tanto ha affrontato il problema – lo ha fatto più con l’approccio graffiante di Beppe Grillo che non con il rigore scientifico, puntando più alle emozioni e alle (eventuali) denunce che non alla sostanza. Alla domanda “Sa a chi rivolgersi per informazioni sulle ditte installatrici, sugli adempimenti burocratici, sugli aiuti economici?”, ben il 73,6 per cento ha risposto no. È in assoluto la percentuale maggiore. Interessante – e per molti versi preoccupante - notare come anche tra le categorie professionali più abituate all’aggiornamento e all’informazione (dirigenti, manager, consulenti aziendali, progettisti) la percentuale dei no sia superiore a quella dei sì.
I limiti sulle conoscenze in materia solare da parte degli italiani si evidenziano anche dalle risposte date alla domanda “Secondo lei l’energia solare sarà la fonte principale di energia al mondo?”. La percentuale dei no è stata dominante (52,8 per cento), ma va pur sempre considerato il 43,3 per cento di risposte positive. Quattro italiani su dieci credono al solare come alla fonte energetica di riferimento per il futuro quando gli esperti sono invece concordi sul fatto che anche fra 30 anni in Europa le rinnovabili considerate tutte assieme riusciranno a coprire solo il 10 per cento della domanda complessiva di energia.
A sorpresa è invece risultata più elevato del previsto la conoscenza del net metering (il meccanismo del doppio contatore). Il 42 per cento degli intervistati ha risposto affermativamente alla domanda “Sa che è possibile cedere l’energia fotovoltaica eccedente i consumi continuando a utilizzare quella della rete quando il sistema fotovoltaico non è operativo?”.

Ci manca solo la Cia…
L’ultima domanda – “Nel Nord Europa l’uso dell’energia solare è già molto diffuso; nel Sud dove c’è più sole, invece, si fa poco o nulla. Quali sono secondo lei le ragioni?- riassume e conferma per certi versi i risultati precedentemente descritti. C’è tanta voglia di solare… ma anche di non essere chiamati in causa in prima persona per la sua scarsa diffusione. Le spiegazioni più gettonate parlano di limiti culturali, di interessi economici, di politiche di corto respiro, di inerzia statale. Naturalmente anche di costi elevati e incentivi insufficienti. Molti degli intervistati hanno riconosciuto la assoluta mancanza di informazioni come causa principale, e questa presa di coscienza è un fatto positivo, ma hanno poi calcato la mano sulle ragioni di questa situazione.
Entrano così in gioco le fantomatiche “lobby del petrolio”, le “pressioni delle centrali nucleari francesi”, la “mafia”, il “malgoverno”, “la necessità di garantire maggiori guadagni ai soliti noti”, la “Fiat”, le “multinazionali”. Alcuni non hanno risparmiato le stoccate all’Enel, colpevole “di limitare la circolazione delle informazioni per mantenere il monopolio” e al Gestore della rete che frenerebbe il decollo del solare per “conflitti di interesse”.
Rare, come anticipato, le assunzioni di responsabilità in prima persona: la mancanza di una “coscienza sociale” diffusa, “l’indifferenza da parte del cittadino”, il “menefreghismo”, o più semplicemente il fatto… di “essere italiani” (“pecore governate da co..., con tutto il rispetto per le pecore”, secondo la definizione di un intervistato), “la pigrizia mentale degli individui” poco consoni ad acculturarsi in materia e la insufficiente predisposizione individuale all’innovazione.
Ancora più rare (meno dell’uno per cento) le risposte negative: “non ne vale la pena”, “non si tratta di una buona alternativa rispetto ai combustibili fossili”, “il solare è un’energia difficile”, “le tecnologie non sono credibili ”, “i tempi di ammortamento sono troppo lunghi”.
Tante risposte, tanti problemi. Con la speranza di aver fatto un po’ di luce.
 
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