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Carburanti, la rete italiana sulla strada dell'evoluzione Stampa E-mail

di Dario Cozzi

La rete italiana di distribuzione carburante sta cambiando pelle. Qualcuno forse sperava in una muta rapida e indolore, capace di restituire in pochi mesi una livrea tutta nuova, una forma smagliante... e senza smagliature. Le cose, in realtà, sono andate diversamente; il processo è ancora in atto, i margini di miglioramento restano per molti versi elevati. "L'Italia è nel novero de Paesi a mercato cosiddetto maturo - commenta l'ingegner Giuliano Billi, consigliere di amministrazione di Tamoli Petroli, una delle compagnie in assoluto più dinamiche e motivate in questa fase di cambiamento - I volumi venduti si sono stabilizzati e questo tende ad evidenziare le debolezze della rete italiana. Prima fra tutte, la polverizzazione dei punti di distribuzione".

Ci faccia un quadro della situazione.
Alla fine del 2002 si contavano 22.800 punti vendita in esercizio. Tra questi le grandi stazioni autostradali in grado di erogare svariati milioni di litri l'anno fino ai numerosi piccoli chioschi della frazione rurale, costretti ad accontentarsi di 300 mila litri l'anno. Da un punto di vista strettamente economico, naturalmente, le compagnie devono corrispondere un margine che permetta di vivere anche ai gestori più piccoli. Con un erogato molto contenuto la quota per litro venduto, per forza di cose, sale.[...]


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