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La bioenergia tricolore non sta al passo dell'Europa Stampa E-mail
di Danilo Corazza

Tra le fonti rinnovabili di energia le biomasse sono forse quelle caratterizzate da maggior incertezza interpretativa. “Biomassa” è infatti un termine generico che comprende una estesa varietà di materiale di origine vegetale o animale. Con questa espressione s’intendono quelle fonti di energia rinnovabile quali legno, residui agricoli o forestali, residui dell’industria del legno, rifiuti organici animali, coltivazioni energetiche dedicate (le cosiddette energy crops) e, in un’accezione più ampia e controversa, per quanto riguarda la parte non biodegradabile, anche i rifiuti solidi urbani. I vantaggi legati all’utilizzo della biomassa sono molteplici: è una fonte di energia rinnovabile, può essere accumulata, permette una riduzione delle emissioni di anidride carbonica e degli ossidi di zolfo, apporta benefici socio-economici come la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore dell’agricoltura, della silvicoltura e in quello dell’industria legata alla trasformazione dei prodotti primari in energia.

Da un punto di vista ambientale non contribuisce direttamente all’effetto serra; la quantità di anidride carbonica rilasciata durante la combustione della biomassa è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa. Non vi è, quindi, contributo netto all’aumento del livello di CO2 in atmosfera; questo è vero, con la sola eccezione delle emissioni da fonti fossili correlate alle operazioni di taglio, trattamento e trasporto della biomassa e allo smaltimento delle ceneri. La biomassa per essere utilizzata a fini energetici deve essere opportunamente convertita: il processo di conversione può essere termo-chimico (combustione, pirolisi, gassificazione) o bio-chimico (produzione di biogas o di bio-etanolo). Al termine del processo si possono ottenere combustibili solidi, liquidi o gassosi, e questo rappresenta un chiaro vantaggio delle biomasse rispetto alle altre fonti rinnovabili, perché offre la possibilità di scegliere quale tipologia di combustibile utilizzare e permette di superare il problema della discontinuità. Le principali applicazioni della biomassa a scopi energetici sono: produzione di energia termica; produzione di energia elettrica; produzione combinata di energia elettrica e termica (cogenerazione); produzione di biocarburanti (principalmente bio-etanolo e biodiesel).

Attualmente i Paesi industrializzati ottengono dalla biomassa solo il 3 per cento del loro consumo energetico, pari a circa 7 milioni di TJ per anno; in Europa la quota sale al 3,5 per cento con il maggior utilizzo in Finlandia (18 per cento), Svezia (17 per cento), Austria (13 per cento). L’Italia, ben lontana da questi valori, copre solo il 2 per cento del proprio fabbisogno, lasciando inutilizzata una grande quantità di biomassa, valutata in un minimo di 27 MToe annui. La bioenergia potrebbe essere realmente sviluppata su larga scala in Europa e in altre nazioni, data la notevole disponibilità di risorse in campo agro-forestale; inoltre, vaste aree coltivate potrebbero in futuro essere destinate alla produzione di coltivazioni a scopo energetico. In Italia, più che in altri Paesi, la bioenergia è un settore che ancora deve essere sviluppato. La principale difficoltà per realizzare progetti che prevedono lo sfruttamento di risorse agro-forestali sta nella complessità legata all’organizzazione della cosiddetta filiera biomassa-energia. Approvvigionamento della biomassa, stoccaggio intermedio e finale, conversione in biocombustibile solido o liquido, consegna all’impianto e produzione dell’energia costituiscono la filiera della produzione di energia da biomassa; ogni segmento dipende in misura maggiore o minore dalla collocazione geografica di ciascun processo. L’intero “percorso” include una serie di passaggi obbligati che necessitano di forte coordinamento e armonizzazione dei processi che compongono la filiera.

Per avere un processo fluido in tutte le sue fasi è necessario riuscire a conciliare le esigenze economiche e produttive con le politiche tese alla conservazione e valorizzazione del territorio. Sotto questo profilo l’ente locale, viste le competenze di governo del territorio, rappresenta il soggetto di promozione e coordinamento maggiormente adeguato per lo sviluppo della filiera biomasse-energia. L’avvio di sistemi di valorizzazione delle biomasse agro-forestali necessita, quindi, di appropriati strumenti per impostare una programmazione delle attività funzionali a un approccio imprenditoriale della filiera, elemento basilare per lo sviluppo del settore.

L’Italia ha compiuto passi importanti nella promozione della biomassa come fonte di energia. Ciononostante, il comparto della bioenergia rimane ancora molto lontano dagli obiettivi di sviluppo economico e dalla competitività di mercato. L’individuazione degli strumenti appropriati per il decollo di progetti pilota che fungano da “apripista” è un passo importante per avviare un iter promettente. In quest’ottica, gli strumenti a disposizione degli enti locali possono giocare un ruolo determinante; ruolo che deve tuttavia essere coordinato e promosso anche all’interno delle politiche regionali di sviluppo. Negli ultimi due anni la percezione del potenziale che possono giocare le biomasse a livello di ricadute economiche e sociali ha raggiunto in Italia livelli di ampio interesse.

Il mercato italiano dei biocombustibili solidi ha iniziato ad acquisire caratteristiche di rilievo e si propone come un settore in rapida espansione. In questo contesto, l’organizzazione della “Seconda Conferenza Mondiale ed Esposizione Tecnologica sulla biomassa”, in programma a Roma dal 10 al 14 maggio, si colloca come un’importante opportunità di discussione e confronto sui temi della bioenergia e della sostenibilità energetica. Un evento di portata internazionale, con i massimi esperti del settore a livello mondiale, ma che al suo interno prevede anche una giornata dedicata interamente alla situazione delle biomasse in Italia.

La Conferenza rappresenta un passo avanti in termini di confronto e trasferimento del know how legato al mondo delle biomasse, con opportunità di aggiornamento sullo sviluppo tecnologico, le performances ambientali, le potenzialità di crescita del settore e un confronto diretto con le maggiori esperienze di successo nel mondo. Le prospettive per il settore sono enormi: a livello europeo (in un contesto di Europa allargata a 25 Paesi), per esempio, nel lungo termine si potrebbe arrivare a 600 milioni di TEP anno; in Italia a 5 milioni di TEP/anno per i residui agro forestali. Il contributo energetico delle biomasse, dunque, sarà nel prossimo futuro decisamente elevato, tenendo conto che il consumo d’energia primaria nel mondo è di 9,26 miliardi TEP/anno; 1,46 miliardi TEP/anno nell’Europa dei quindici e di 170 milioni TEP/anno in Italia.


 
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