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Carbone, terminali e nuove linee per non affogare in un barile Stampa E-mail

di Giuseppe Gatti


Mentre in Italia tutti gli occhi erano puntati a vedere se saremmo riusciti a soddisfare il carico elettrico, dopo le infinite amenità del GRTN sui giorni critici dell'estate, lo shock è arrivato su di un fronte del tutto diverso, con l'impennata del prezzo del greggio, che da luglio a settembre ha infranto prima la barriera dei 40 e poi quella dei 50 dollari a barile.
La maggior parte degli analisti si è affannata a spiegare che non erano in gioco i fondamentali, ma solo elementi speculativi, sostenuti dall'elevata domanda di Cina e India e dai primi segnali di ripresa negli Stati Uniti, cui si univa la criticità della situazione irachena. Poi all'Irak si sono aggiunti i disordini in Nigeria, qualche ciclone sul Messico e sulla Florida, la sempre turbolenta situazione venezuelana e siamo arrivati così all'autunno e ancora si invoca la speculazione come origine di tutti i mali e ci si interroga sugli effetti del caro-petrolio su di una ripresa che in Italia comunque non c'è. Ora, in un Paese come il nostro, basta evocare la speculazione per evitare qualunque ragionamento. Dobbiamo invece chiederci se la speculazione non abbia ragione, nel senso che stia cambiando profondamente e in una prospettiva duratura, lo scenario di fondo. [...]

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