NUMERO 1 / 2017













La School of Management del Politecnico di Milano ha diffuso un report
sul mercato dell’Internet of Things applicato in ambito domestico.
(Per mia suocera: a grandi linee, l’Internet delle cose - acronimo IoT - è un neologismo che si riferisce all’estensione di Internet al mondo degli oggetti
reali, connessi appunto alla rete). “Il potenziale è davvero enorme - si sbilancia
lo studio – e proprio la casa connessa si propone come fulcro dell’ecosistema Internet delle cose”.
Per ora, tuttavia, il mercato italiano è ancora in fase di timido esordio: 185
milioni di euro spesi lo scorso anno. Primo paragone, per intendersi: le stime (cautelative) dei soldi buttati nel gioco d’azzardo, dal gratta e vinci al poker
online - la scelta del verbo tradisce una mia personale posizione sul
tema... - hanno superato gli 88 miliardi di euro. Cinquecento volte più dell’IoT.
Lo studio ha poi censito 290 soluzioni “per la casa connessa”: 90 dedicate
alla sicurezza (videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni
connessi, sensori di movimento), una trentina legate al controllo da remoto
degli elettrodomestici, altrettante per monitorare i consumi dei dispositivi
elettrici, poco più di 20 applicate alla gestione dei sistemi di riscaldamento
e raffrescamento. L’efficienza energetica - se pure in termini di proposte sul mercato e non di budget investito - si ritaglia quindi una quota mercato
inferiore al 30 per cento.
Difficile a questo punto che la spesa media degli italiani per gli Internet of efficiency instruments abbia superato l’euro a testa nel 2016. Siamo negli
ordini di grandezza di un caffè (e non in un bar del centro).
E pensare che Nomisma ha contato 74 italiani su 100 “incuriositi dalla casa intelligente” e addirittura 93 “interessati a provare almeno un’innovazione appartenente all’IoT”. Lasciateci nutrire qualche dubbio sul fatto che 55,8
milioni di connazionali abbiano chiaro in testa il significato di Internet delle
case
... E poi, dove diavolo finiscono tutti questi consumatori ideali quando
si tratta di fare concretamente gli acquisti? Probabilmente in tabaccheria
a tentare la fortuna.
Dopotutto, da un punto di vista mediatico, non c’è proprio partita tra la
dea bendata e la comune mortale efficienza. Volete mettere Supersettimana, Assopigliatutto, Mappa dei pirati, Turista per sempre, Soldi cash, Maximiliardario, Pazzi per lo shopping - per citare solo alcuni dei giochi proposti - con termovalvole, serramenti a doppia camera, cappotti e pompe di calore?
Magari si potrebbe provare a unire utile e dilettevole, lanciando nuove
proposte gratta e vinci: Efficienza cash, Pazzi per il risparmio, NZEB per sempre. Ai vincitori lo Stato garantirebbe la ristrutturazione dell’appartamento
di proprietà, con l’applicazione di tutte la best technology presente sul mercato dell’efficienza; e in aggiunta, un aggiornamento ogni 5 anni delle tecnologie
IoT applicate, da qui al 2050.
Si accettano scommesse sui risultati che potrebbe riscontrare una simile proposta. A noi, purtroppo, sembra persa in partenza.


DAVIDE CANEVARI

Tabarelli: “Anche nell’energia l’Italia ha un disperato bisogno di fare sistema” Davide Canevari
Tra Piano o Strategia, meglio l’opera paziente di rammendo e cacciavite Giuseppe Gatti
È confortante l’andamento della produttività dell’energia Carlo Andrea Bollino
La digitalizzazione non è una guerra tra macchine e persone Carletto Calcia
La parola lobby fa meno paura se tradotta con “tutela” Massimo Garanzini
Tariffe? Finalmente cost reflective Michele Governatori
È l’Energy Independence il “nuovo” sogno americano Vittorio D'Ermo
Una rivoluzione culturale: la normalità dell’emergenza Roberto Napoli
Prezzo del barile “ostaggio” del braccio di ferro tra Arabia e Iran Gianluca Pastore
Cambiamenti (climatici) in arrivo con Trump... Elio Smedile
Quali variabili guideranno la geoenergia del 2017? Davide Urso
Onori e oneri dell’industria energivora Francesco Zippo
Polluters Make Others Pay Andrea Molocchi
Le emissioni di CO2 lasciano il Pianeta al verde Paola Faggian
COP22 steps up the implementation of the Paris Agreement Elisa Calliari, Carlo Carraro
Certezza degli incentivi: cosa cambia dopo la sentenza della Corte Giovanni Battista Conte
  • NUMERO 2 / 2017













    La terza indagine annuale sulla sostenibilità, promossa da Lifegate,
    ha stilato la classifica dei fatti che hanno interessato di più gli italiani
    nel 2016. La “discussione sui danni alla salute e all’ambiente dell’olio
    di palma”, con il 54 per cento di voti, ha sopravanzato “la crescita dei
    migranti nei Paesi europei” (51 per cento), “le elezioni di Donald Trump
    e le possibili conseguenze in ambito socio-ambientale” (46 per cento)
    e “l’entrata in vigore dell’accordo sul clima di Parigi” (43 per cento).

    Una straordinaria prova di attenzione per le grandi questioni della
    geopolitica mondiale, non c’è che dire, se la lista degli ingredienti
    di un plumcake riesce a scalzare dai nostri pensieri i timori per un
    possibile default planetario sociale e ambientale.

    Dopotutto, se la politica del neo-presidente americano lascia l’amaro
    in bocca ci si può sempre addolcire la giornata con una generosa dose
    di Nutella spalmata su una fetta biscottata (meglio se approvata da una
    gallina). Essendo maledettamente buona, proprio alla crema spalmabile
    di casa Ferrero si perdona volentieri la presenza dell’olio di palma.

    Infatti, negli stessi giorni in cui Coldiretti sbandierava: “Sei italiani su
    dieci evitano di acquistare prodotti alimentari che contengono olio di
    palma, a conferma della diffidenza che sta portando un numero crescente
    di imprese ad escluderlo dai propri ingredienti”, Nutella si aggiudicava
    il Superbrands Pop Award. Il top dell’eccellenza, il marchio preferito
    dagli italiani; meglio addirittura di Amazon, Disney, Apple, Samsung,
    Google. Gola sacrilega!

    Questa coerenza salvo eccezioni che tanto ci piace la esplicitiamo
    con particolare pervicacia anche in ambito energetico-ambientale.
    No TAV, no TRIV, no TAP... sì SUV!!! Lo scorso anno lo Sport Utility
    Vehicle
    al top delle vendite (la Fiat 500X) ha immatricolato CENTO volte
    in più dell’auto elettrica a maggior diffusione in Italia (la Nissan Leaf).

    Quanto ci piace vestire un saio intransigente alla Savonarola,
    ben sapendo di indossarlo sopra uno smoking di alta sartoria: non si sa mai, dovesse servire... Chi sarà, a questo punto, l’arguto bimbetto che avrà
    il coraggio di dirci che siamo nudi già da un pezzo?


    DAVIDE CANEVARI

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