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ULTIMO NUMERO | EDITORIALE E SOMMARIO







“Siamo un popolo unico al mondo” ci diciamo, con una buona dose di autostima e vanagloria. “Unico, unico...” ci risponde l’Europa. Ma il tono della voce è ben diverso. A dirlo, questa volta, non è Pierre Moscovici, Jean-Claude Junker o qualche altro politico di Bruxelles, che ci è del tutto indifferente fino a che non si “permette” di dire al Re che è nudo.

È un’indagine a campione: il Flash Report Eurobarometro 470, che ha chiesto ai cittadini dell’Unione di esprimersi in merito ai flexible working arrangement nei rispettivi Paesi: come si comportano in relazione agli strumenti di flessibilità che il mondo del lavoro offre loro (avendo possibilità di accedervi).

Le risposte sono spalmate su una rosa di alternative piuttosto variegata, ma l’Italia si pone caparbiamente il più lontano possibile dalla media UE e dai nostri storici competitor. Il 35 per cento degli italiani ha dichiarato di “non essere mai ricorso, pur avendone accesso” a part-time, orario flessibile, telelavoro o roba del genere: è il valore più alto nella UE. Al contrario, solo il 28 per cento ha colto l’opportunità. Il valore è in linea con la Bulgaria, e si confronta con il 74 della Svezia. In particolare, l’Italia è irremovibile all’ultimo posto in Europa per ricorso al lavoro da casa.

Eppure, il 71 per cento dei connazionali interpellati da Eurobarometro (che assicura di non averli chiamati dopo il brindisi di mezzanotte a Capodanno) concorda sul fatto che da noi sia “piuttosto o abbastanza facile avere accesso a questi arrangement”. Per altro, solo 37 su 100 evidenziano timori di un “impatto negativo sulla carriera”.

E veniamo ai papà lavoratori. Solo l’8 per cento (rispetto al 20 dell’Europa e al 55 della Svezia) ha preso il congedo di paternità, e sono ancora meno quelli che si dichiarano disposti a prenderlo in considerazione (6 per cento, l’Europa sta al 23). Idem per il congedo parentale: siamo i primi a rispondere: “Nessuna intenzione di prenderlo, anche avendone la possibilità” (41 per cento); e gli ultimi ad averne beneficiato (18 per cento) o a pensare di poterlo fare (5 per cento). Qualunque sia il tema, siamo al Polo o all’Equatore, mai ai Tropici.

Sì vabbè, però... Se già si fa fatica ad arrivare a fine mese in due a stipendio pieno, figurati in tre con la busta paga decurtata. Sarebbe troppo semplice! Eurobarometro, ancora una volta, ci sorprende (e si sorprende). Solo il 12 per cento degli italiani dichiara di “non poterselo permettere per motivi finanziari” (il 21 nella UE e il 40 in Francia); solo l’8 per cento (il 21 nella UE) motiva il non ricorso col fatto che a casa resta la/il partner. Ci lascia quasi indifferenti anche l’ipotesi di incentivi monetari più elevati o maggiori garanzie di carriera al ritorno.

Siamo irremovibili e basta. Inutile chiedersi il perché...


DAVIDE CANEVARI



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