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ULTIMO NUMERO | EDITORIALE E SOMMARIO

Il nostro amato Davide Canevari è morto il 14 febbraio, dopo una lotta durata 15 anni contro un sarcoma. Abbiamo scelto di ricordarlo attraverso le parole di un amico (prima amico di Davide e poi amico di Nuova Energia). Non un elogio funebre, ma pochi tratti semplici ed essenziali che vogliono raccontare Davide anche a coloro che non hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di volergli bene.

Davide era davvero malato?
Molti se ne sono resi conto solo alla fine di gennaio. Molti altri lo hanno scoperto alla notizia della morte. Questo la dice lunga su un uomo che è “stato” nella vita in un modo pieno.

Siamo stati colpiti dal suo modo di stare dentro la fatica, un modo mai concentrato su di sé. Non lo abbiamo mai sentito lamentevole. Non si è mai autocommiserato. Anche questo rivela qualcosa, qualcosa che si è sempre vista anche prima e che si è declinata anche nel modo di stare dentro la sofferenza, senza lamentarsene, preoccupandosi degli altri.

Mi sono anche chiesto: perché Davide ha voluto fare questa rivista?
Un progetto che va oltre la redditività. Anche da questa motivazione possiamo dire qualcosa di Davide. Un uomo realizzato, libero, capace di vivere la vita non come un’occasione per trarre qualcosa per sé dal mondo ma come opportunità di condividere i propri doni, le caratteristiche, l’intelligenza, la progettualità, la capacità di guardare le cose, per restituirla, metterla in circolo, per arricchire il mondo: un vero figlio di Dio.
Realizzare questo progetto per lui era un modo per dare un contributo perché il mondo fosse un posto più bello. Ora tutto questo ci appare nascosto (che è un ossimoro). Anche il seme, quando è nella terra, non si vede. Ma dà la vita, produce vita. Dà un nuovo modo di vivere.

Gesù, nell’imminenza della sua morte violenta, afferma: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Davanti alla prospettiva di dover subire la suprema ingiustizia della sua condanna da innocente, egli riesce a cogliere da un fenomeno naturale una chiave di lettura per la sua morte: dopo aver vissuto la sua esistenza come un dono per chiunque lo incontrasse, ora anche la sua morte assume una sorprendente fecondità.

Quello che ho visto nelle persone che sono state accanto a Davide era davvero una eco, un risuonare di questo modo di essere di Davide e, secondo me, il segno di una fecondità già in atto del suo modo di vivere e di morire.

don Giuseppe Lotta

© nuova-energia | RIPRODUZIONE RISERVATA


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