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In principio fu il “due punto zero”.
L’espressione - il più delle volte scritta in numero (2.0) - per dirla in breve è sinonimo di ultima generazione. Più precisa è la definizione della Treccani: “Significa: nella sua più recente e aggiornata versione; e si dice spesso di prodotti e gadget tecnologici, ma anche, in senso sempre più estensivo, di qualsiasi entità che sia all’altezza della modernità tecnologica”.

Come spesso capita a noi italiani con locuzioni straniere o sedicenti tali, il 2.0 ha travolto ogni angolo della comunicazione, diventando un prezioso quanto scontato salvacondotto per migliaia di titoli di giornale in crisi di idee e di identità (ahimè, ci siamo cascati anche noi). Come la panna o la rucola nei ristoranti 1.0.

Ecco allora spuntare i cimiteri 2.0 (con l’invio nello spazio delle ceneri del caro estinto), l’abbigliamento 2.0, la medicina 2.0, le smart city 2.0 (qui addirittura, si
è preferito abbondare, combinano ben due astrazioni), i partiti 2.0 (di ispirazione botanica), le pollerie 2.0, i turisti 2.0, la raccolta differenziata 2.0, il cercatore di funghi 2.0 (per godersi app-pieno l’abbraccio bucolico della natura autunnale!) e perfino l’Isis 2.0.

Colpito da un’inflazione degna dei periodi neri della nostra lira, il 2.0 ha cominciato così a sapere un po’ di vecchio, ha perso il suo smalto di esclusività, un po’ come il rasoio bilama che nel giro di pochi anni è passato dall’eccellenza della rasatura allo scaffale primo prezzo.

Salire a bordo di un ascensore che passa direttamente dal secondo al quarto piano sarebbe quanto meno inquietante; e cambiare una marcia dalla seconda alla quarta comporterebbe una magra figura per qualsiasi pilota, e uno strillo acuto della telemetria. Ma la comunicazione, evidentemente, segue altre regole. Oplà, con un calcio a quello che un tempo era considerato il numero perfetto, si è approdati direttamente al 4.0!

E non si parla di sprovveduti free lance al loro primo articolo o di copy all’esordio nel mondo della pubblicità, ma di pezzi da novanta come il ministero dello Sviluppo economico che ha deciso di puntare molte delle sue carte sul Piano Nazionale Industria 4.0 definendolo “l’occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale”.

I cardini della 4.0, a detta del ministero, sono: “Operare in una logica di neutralità tecnologica; intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali; agire su fattori abilitanti”. Si attendono sottotitoli, per lo meno per le piccole e medie imprese. A questo punto sarebbe per lo meno curioso sapere che fine h
a fatto la terza (rivoluzione). E più in generale, la versione 3.0 del nostro mondo.
Noi, sinceramente, ce la siamo perduta...


DAVIDE CANEVARI



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