NOVITÀ

Abbonati ONLINE!

 
COOKIE
 
ULTIMO NUMERO | EDITORIALE E SOMMARIO

Non solo le pecore
sono rimaste scottate

“Cercasi aloe vera per lenire le scottature degli ovini vittime di incendi”. L’appello può sembrare una trovata da 1° aprile, ma è cosa vera.

A lanciarlo sul web è stata Coldiretti, dopo l’ondata anomala di calore che ad agosto ha investito l’Italia, Sardegna compresa, alimentando lo sviluppo di roghi e colpendo con particolare virulenza gli allevamenti allo stato brado. Proprio l’Isola dei quattro mori avrebbe registrato numerosi casi di pecore scampate alle fiamme, ma a rischio abbattimento per le ustioni riportate. Da qui l’SOS lanciato in rete, per destinare agli allevatori sardi una fornitura extra della pianta dalle note proprietà lenitive. In questa torrida estate appena trascorsa, proprio gli incendi hanno rappresentato la principale emergenza planetaria, senza alcuna distinzione di latitudine o longitudine. L’Organizzazione Meteorologica mondiale delle Nazioni Unite ha monitorato in Siberia una superficie di circa 5 milioni di chilometri quadrati - quasi 20 volte l’Italia - interessata dal fumo emesso dagli incendi. Le derivanti emissioni di anidride carbonica hanno raggiunto i 50 milioni di tonnellate.

L’Amazzonia è approdata al G7 di Biarritz. A parte lo squallido teatrino di Jair Bolsonaro che ha rifiutato da gran signore l’offerta di aiuto di Emmanuel Macron (invitandolo ad occuparsi dei problemi di Notre-Dame…), i numeri sono impietosi. Le elaborazioni dei dati di fonte NASA hanno contato nei primi sette mesi poco meno di 100 mila incendi rispetto ai 54 mila del 2018. Non è andata meglio in Alaska o in Africa, dove Congo e Angola hanno vissuto la peggiore stagione degli ultimi 15 anni, con un numero di eventi superiore a quelli registrati in Sudamerica.

Nel complesso il Global Forest Watch Fires ha fatto il conto di due milioni e 910 mila “allerte incendio” (da inizio anno a Ferragosto) rispetto ai 2,8 milioni del 2018, ai 2,7 del 2017, ai 3 milioni del 2016. Al di là dei numeri, a preoccupare è la localizzazione dei nuovi fenomeni. Nel circolo artico l’estate 2019 è stata la peggiore di sempre. “Qui gli incendi di immensi giacimenti di torba stanno rilasciando carbonio che era immagazzinato da diecimila anni, con irreversibili conseguenze”, ha dichiarato Mark Parrington, scienziato del clima al Copernicus Atmosphere Monitoring Service.

L’Italia, per certi versi e almeno fino ad oggi, può dunque considerarsi tra i (pochi) miracolati. Lo European Forest Fire Information System ha conteggiato un numero di incendi (al di sopra dei 30 ettari di territorio coinvolto) triplo rispetto allo stesso periodo del 2017 (
a disastrous year secondo lo EFFIS). Tuttavia, gli ettari andati distrutti sono stati circa 21 mila rispetto a oltre 140 mila. Il 60 per cento dei roghi scoppiati nel Bel Paese - secondo Coldiretti - è di origine dolosa.
Giusto per non dare tutte le colpe ai cambiamenti climatici.

DAVIDE CANEVARI

© nuova-energia | RIPRODUZIONE RISERVATA
Demarchi: "Per rispondere ai cambiamenti del mercato servono soluzioni integrate" Davide Canevari
Perché l’Italia ha voltato le spalle all’Europa dell’energia? Giuseppe Gatti
Per lo Stretto di Hormuz transita anche lo sviluppo delle rinnovabili Carlo Andrea Bollino
L’estate sta finendo (Righeira) Francesco Lepre
Reti elettriche e resilienza alla prova degli eventi estremi Matteo Codazzi
La nuova via europea dell’energia Simone Mori
© 2005 – 2019 www.nuova-energia.com